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Sognando New York

Di Alex Filippi

Campo numero 17 di Donald Trump, candidato repubblicano alla presidenza
degli Stati Uniti, firmato da Jack Nicklaus e con splendida vista su Manhattan

Dove si trova il Trump Golf Links Ferry Point

Tirare un drive e vedere la propra pallina volare verso i grattacieli di Manhattan? È la sensazione che si può provare giocando il nuovo Trump Golf Links Ferry Point di New York, futura sede del The Barclays Championship nel 2017 e 2020, prima tappa annuale dei play off della FedEx Cup sul PGA Tour.

È’ sicuramente la novità del 2015, ma anche uno dei campi più attesi del nuovo millennio e probabilmente uno dei migliori lavori di Jack Nicklaus.
Trump Golf Links Ferry Point di New York è un gioiello nato su quella che per decenni, e fino al 1963, è stata una discarica del Bronx confinata tra il Whitestone Bridge e l’East River. 
Un progetto che risale a più di trent’anni fa, e dopo lunghissime battaglie legali, speculazioni, ritardi e milioni di dollari spesi, è divenuto realtà grazie all’intervento del magnate americano e prossimo candidato alla presidenza degli Stati Uniti per il partito repubblicano, Donald Trump.

Trump Golf Links Ferry Point, inaugurato ad aprile di quest’anno, è un meraviglioso links ispirato ai classici campi britannici, un campo ambizioso con un sogno nel cassetto: ospitare un giorno un major o, chissà, la Ryder Cup. I presupposti ci sono tutti: un percorso di estrema qualità, solido, difficile e maturo, con condizioni di gioco veloci ed una lunghezza che facilmente può raggiungere i 7.000 metri, capace di accogliere fino a decine di migliaia di spettatori al giorno, con ampi spazi per ospitare la struttura organizzativa, parcheggi e sponsor. Ma soprattutto in una location unica al mondo.

La vicenda del Trump Golf Links Ferry Point è una storia che solo una città come New York sa raccontare. Fu l’urbanista Robert Moses, più di chiunque altro capace di influenzare la fisionomia di New York nel XX secolo, che nel 1977 per primo propose la costruzione di un links in quei 90 ettari abbandonati. Ma poco o niente si mosse fino al 1998 quando Rudolph Giuliani, l’allora sindaco della Grande Mela, annunciò il progetto di un campo municipale disegnato da Jack Nicklaus nell’ex discarica di Ferry Point da completare entro il 2001. Con un budget iniziale di 22 milioni di dollari, l’idea di Giuliani era quella di avere un campo pubblico capace di competere con Bethpage per ospitare uno U.S. Open, in grado di riqualificare quella parte di città e riempire con migliaia di spettatori hotel e ristoranti della zona. 
Venne incaricata per la realizzazione dell’opera l’impresa locale Ferry Point Partners Llc, ma i costi subito lievitarono a causa della difficile bonifica dell’area dovuti agli enormi quantitativi di gas metano, arsenico e piombo trovati nella vecchia discarica. La Ferry Point Partners si ritirò nel 2006 lasciandosi alle spalle una terra desolata e abbandonata a se stessa.
I costi del progetto erano ormai lievitati sfiorando i 90 milioni di dollari, ben oltre il budget iniziale previsto. 
Iniziò quindi da parte del comune la ricerca di un partner privato in grado di portare avanti l’ambizioso progetto. Dopo vari tentativi e molti rifiuti, nel 2011 il sindaco Bloomberg trovò un accordo con Donald Trump: la Trump Organization si sarebbe occupata della costruzione e della gestione del campo, con l’obbligo di investire 10 milioni di dollari nella costruzione della clubhouse entro cinque anni dall’apertura del campo. Un “deal” che “The Donald”, proprietario di 16 campi in tutto il mondo, non poteva lasciarsi sfuggire, per di più nella sua città e in un luogo che a suo dire è “la migliore location al mondo dove costruire un campo da golf, avendo Manhattan a due passi”. E forse non aveva tutti i torti.
Immediatamente ripartirono i lavori di bonifica dell’area e solo dopo 14 mesi e più di 130 milioni di dollari spesi, finalmente il campo venne inaugurato. 

Il percorso, che misura quasi 6.800 metri dai tee più arretrati, è stato progettato da Nicklaus con l’obiettivo di emulare i links scozzesi e irlandesi. Un par 72 molto impegnativo dove l’agrostide e la festuca caratterizzano il layout. L’Orso d’Oro ha previsto un po’ di tutto nel suo progetto: lunghi par 3 alternati a corti par 4, par 4 molto lunghi o par 5 raggiungibili in 2 colpi per i bombardieri. I fairway sono ampi e spesso ondulati, anche se il campo è pressoché pianeggiante e i dislivelli non sono molti. Al contrario sono numerosissimi i bunker che ben proteggono i green, larghi ma con pendenze non sempre facili da leggere. Il risultato finale è una collezione di buche memorabili dalle quali è sempre possibile scorgere lo skyline di Manhattan.
Non esiste una vera e propria signature hole. Forse la buca più bella è la 18, un par 5 giocato con lo Whitestone Bridge sullo sfondo. Un doppio dogleg di 526 metri che scende gradualmente verso un green protetto da cinque bunker e da un ostacolo d’acqua sulla parte sinistra. Un par all’ultima buca sotto lo sguardo delle migliaia di automobilisti che transitano sul ponte a due passi dal green è sempre un gran risultato!

Trump Golf Links Ferry Point è facilmente raggiungibile in auto da Manhattan (Taxi $40-$50, tempo di percorrenza 20 minuti senza traffico), più complicato con i mezzi pubblici.
Il costo del green fee, come in tutti i campi gestiti da Trump non è tra i più economici ($190 feriale – $215 festivo golf cart escluso), ma giocare Trump Golf Links Ferry Point è un’esperienza davvero unica e assolutamente da non perdere, in un percorso che potremmo considerare tra i più esclusivi di New York City.

Trump Golf Links Ferry Point
New York City, New York
USA
Info: Par 72, 7.407 yarde, slope 146, rating 76,3
Progetto: Jack Nicklaus (2015)
Web: www.trumpferrypoint.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA 10 settembre 2015
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