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Itinerario – Guidando fra due Capitali

Di Fulvio Golob

Viaggio fra Roma e Firenze, nel cuore dell’Italia, per presentarvi due circoli di grande storia e prestigio, l’Olgiata e l’Ugolino. Ad altissimo livello anche il nostro compagno d’avventura, il GLS 350 D 4Matic, splendido e nuovissimo suv firmato Mercedes-Benz

Piccolo incipit storico per introdurre l’itinerario che apre la stagione 2016 di viaggi fra i circoli italiani. Dopo i quattro anni a Torino (1861/65), la Capitale del neonato Regno d’Italia passò a Firenze prima di approdare a Roma (1871), poco dopo la celebre presa di Porta Pia. Sono fatti che tutti abbiamo studiato a scuola, ma una rinfrescatina non guasta visto che in questo itinerario di marzo le protagoniste sono appunto due delle storiche Capitali italiane. E nel nostro percorso c’è anche tanta storia golfistica, se consideriamo che Roma e Firenze ci propongono il più antico percorso di gara (Acquasanta) e la più antica associazione sportiva (Florence Golf Club).

La partenza del nostro giro è fissata a Roma, piccolo omaggio per celebrare la conquista della Ryder Cup. L’evento si terrà al Marco Simone, circolo che abbiamo visitato un paio di stagioni fa e che torneremo a proporvi fra qualche tempo, quando avranno preso il via gli importanti lavori programmati per l’appuntamento del 2022. Il club che abbiamo scelto stavolta è invece l’Olgiata, meravigliosa oasi di verde nella zona nord ovest della città. Caratterizzato da 27 buche e con un percorso da campionato ai vertici assoluti italiani (l’Ovest), l’Olgiata Golf Club è stato fra gli impianti che avrebbero potuto ospitare tanto le gare olimpiche, nel pacchetto legato alla candidatura di Roma, quanto la stessa Ryder Cup. Adesso, come riferiamo in altra parte del giornale, è senz’altro in pole position per uno dei prossimi Open d’Italia (ne ha già ospitato uno, nel 2002), destinati a rivestire un’importanza davvero mondiale alla luce dei vistosi e allettanti montepremi da sette milioni di euro. Ce lo ha confermato lo stesso presidente del Circolo, Andrea Pischiutta, con cui ci siamo intrattenuti mentre il nostro infaticabile Stefano Cassetta era impegnato nel riprendere la star di questo servizio, il GLS 350 d 4Matic, nuovissimo SUV di Mercedes-Benz, al vertice della categoria fra i numerosi modelli che la celebre Casa di Stoccarda ha immesso sul mercato negli ultimi tempi.

Dal Rinascimento al magico Ribot

E veniamo all’Olgiata, club con oltre 900 soci che può contare su strutture davvero da primo della classe. Siamo nella zona etrusca di Veio, che in epoche rinascimentali fu campo di battaglia fra le grandi famiglie locali, quali gli Anguillara, gli Orsini e i Chigi. Il nome dell’area però deriva da una ricca famiglia di banchieri comaschi, gli Olgiati, che l’acquistarono dal Duca Paolo Giordano Orsini nel 1566. Fra varie vicissitudini in secoli turbolenti, il vasto territorio arrivò nel 1930 in dote matrimoniale al Marchese Mario Incisa della Rocchetta, da parte della madre, una Chigi. Sul finire degli anni ’50 la favolosa riserva verde sulla Cassia fu giudicata ideale per la realizzazione di un nuovo grande campo di golf. In quel paradiso naturale dove erano nati, sotto i colori della Dormello-Olgiata, grandi campioni dell’ippica mondiale quali Nearco, Tenerani e il magico Ribot, si realizzò un centro residenziale che ha pochi uguali in Italia. E in tempi brevi venne costruito anche un centro sportivo di assoluta élite, con percorso di golf, piscine e campi da tennis. Per gli amanti del buon bere ricorderemo che, in quel di Bolgheri (Livorno), con i “cipressi in duplice filar” cari al Carducci, la famiglia Incisa della Rocchetta produce il nobile Sassicaia, nella sua Tenuta San Guido. E la rosa dei venti viola e oro resa famosa dall’etichetta del premiatissimo vino è, guarda caso, cugina del simbolo dell’Olgiata, che invece la declina sui colori del verde, giallo e blu.

Un superbo percorso da campionato 

In segreteria salutiamo l’amico Mauro Guerrini, direttore dell’Olgiata dal 2003, ma che al circolo sulla Cassia aveva già dedicato gli anni dal 1984 al 1990, aggiungendo poi al lungo curriculum esperienze all’Acquasanta, al Marco Simone, al Parco di Roma e anche in circoli del nord, come Courmayeur e La Pinetina. E a questo punto, in una giornata poco “romana” per temperatura e condizioni meteo, abbiamo dedicato il resto della giornata alle rinnovate buche del percorso principale, vera perla del nostro golf. Ad accompagnarci, con grande gentilezza e disponibilità, il segretario sportivo Andrea Terlizzi.

Un importante intervento dell’architetto americano Jim Fazio sulle 18 buche da campionato (l’Olgiata dispone anche di un bel secondo campo da nove, l’Est) ha in tempi recenti impreziosito e portato ai massimi livelli quello che già veniva considerato uno dei migliori campi d’Italia. Sono stati creati ostacoli d’acqua, movimentati alcuni fairway, aggiornati green e bunker, fino ad arrivare a un risultato da dieci e lode. La bellezza dell’ambiente circostante, punteggiato da lussuose ville e piccole residenze di appartamenti, ha reso possibile un percorso con andamento leggermente mosso, quanto mai gradevole e capace di mettere alla prova anche i giocatori più navigati in ogni punto del campo.

Al presidente Andrea Pischiutta abbiamo lasciato il compito di scegliere le tre buche più belle. Partendo dai backtee, gli Oscar vanno alla 6, alla 8 e alla 10. La prima, che può essere giocata come par 4 o par 5 a seconda della configurazione del campo, è fra quelle più modificate da Fazio, che ha inserito un grande lago sul davanti e a sinistra del green. La seconda, par 4 di 455 metri, è invece difesa da un serpeggiante ostacolo d’acqua che accompagna tutta la buca sulla sinistra, salvo tagliare interamente il fairway verso destra in zona approccio. La 10 infine, sempre par 4, è un leggero dogleg a destra con green grande e ondulato, protetto nella parte anteriore da un piccolo canale. Ultimo dato relativo al campo, la scelta della Bermuda per il tappeto erboso del fairway, che anche in inverno abbiamo trovato in ottime condizioni. Per quanto riguarda la club house, quella dell’Olgiata rientra senz’altro nel novero delle più belle d’Italia. Il suo elegante ingresso con la segreteria introduce nei grandi saloni interni, con ristorante (da provare), bar e zona carte. Splendida l’ampia terrazza per cene estive, mentre al piano inferiore si trovano spogliatoi e ogni tipo di servizi. Da ricordare fra gli altri la palestra, la bella piscina scoperta e il baby park.

1889: nasce a Firenze il golf italiano 

Saliamo al volante della nostra splendida ammiraglia, il GLS 350 d 4Matic di Mercedes-Benz, che ci accompagnerà con un comfort da hotel di lusso sulla A1, che percorriamo verso nord fino a Firenze Sud. Da qui all’Impruneta è davvero questione di minuti.

Come dicevamo, il glorioso Circolo del Golf dell’Ugolino ha un posto fondamentale nella storia del nostro sport in Italia. La pratica ebbe infatti inizio a Firenze nel 1889 grazie alla folta colonia inglese che realizzò un percorso di 18 buche sui terreni dei Principi Demidoff, situati a nord della città. In quell’occasione venne fondato il “Florence Golf Club”, che è quindi il più antico sodalizio del nostro Paese. Solo nel 1934 fu invece inaugurato il bellissimo percorso che oggi si stende sulle colline alle porte del Chianti, con la creazione del Circolo del Golf dell’Ugolino, da allora simbolo del Golf a Firenze.

Ad accoglierci Cristiano Bevilacqua, che con Fausto Siddu si divide il compito di gestire il club gigliato, presieduto dal 2011 da Piero Montauti. Bella e funzionale come al solito la clubhouse, in cui continuano gli interventi per mantenere in perfetto ordine questa struttura degli anni ’30 su tre livelli, figlia dello stile “razionalista” e dell’architetto Gherardo Bosio, edificio semplice ma con alcuni squisiti tocchi di stile nei dettagli e nell’arredamento. Sul fronte degli interventi, rifatti da poco gli spogliatoi, oggi belli e funzionali, aperta una piccola palestra per i ragazzi e soprattutto ristrutturati qualche anno fa i due edifici che accolgono gli ospiti al termine dei filari di cipressi sul viale d’ingresso, insinuato fra le buche 1 e 18.

Un lavoro datato 2012, che ha consentito di ottenere un locale di segreteria “esterno”, ideale per accogliere subito i giocatori ospiti che trovano i propri spogliatoi dedicati al primo piano. Interessante ed efficiente il sistema elettronico di prenotazione dei tee time, utilizzabile in ufficio tramite un grande touch screen o in remoto con lo smartphone. L’altra costruzione, oltre al pro shop, accoglie una ordinatissima sala sacche, in cui 150 carrelli sono collegati a una canalizzazione elettrica per la ricarica delle batterie. L’idea è venuta a Luca Bonfiglio, amministratore delegato della società Cantiere Creativo e socio dell’Ugolino, e possiamo confermare che si tratta di una soluzione ideale per ridurre al minimo la consueta confusione di cavi volanti.

Entrambi gli edifici si affacciano sulla piazzetta intitolata a Franco Rosi, indimenticabile maestro che per 50 anni ha sparso perle golfistiche all’Ugolino e nella squadra nazionale dei professionisti italiani. Rosi è uno dei tre fiorentini che fanno parte della “Hall of Fame” della PGAI Italiana, insieme ai fratelli Baldovino e Federica Dassù, con la quale abbiamo avuto l’onore e il piacere di pranzare nel corso della nostra visita. Impeccabili, a questo proposito, le proposte del ristorante, gestito fin dal 1993 dai fratelli Scotti. Lo chef è Stefano Mancini.

18 buche nell’incanto del Chianti

Campo intrigante e complesso quello dell’Ugolino, venne disegnato dalla coppia anglo-irlandese Blandford & Gannon. Integrato alla perfezione con le ondulate e meravigliose colline della via Chiantigiana, si adagia fra vigne, olivi e boschi. Molto tecnico, non lunghissimo, l’Ugolino deve però essere percorso più volte per scoprire i raffinati giochi di sponda su pendii e contropendenze. Sede dell’Open d’Italia 1983, ha green piccoli e ben difesi. Fra le buche più interessanti la 9, par 5 in salita con un grande pino marittimo a centro fairway, e la 17, par 5 di quasi 500 metri. Belli e delicati tutti i par 3. Per chiudere, l’ultima novità: in questi giorni verrà aperta la buca numero 19, par 3 da 140 metri con splendida vista sull’Appennino Pistoiese, che permetterà lavori a rotazione sulle altre buche del percorso.

 

ON THE ROAD

Dall’Olgiata all’Ugolino – 280 km, circa tre ore via Grande Raccordo Anulare di Roma e quindi autostrada A1. Uscita Firenze Sud, poi SR222 verso Ponte a Ema/Greve e in direzione Impruneta, via Chiantigiana.

Orvieto – Uscita A1, casello di Orvieto, circa un’ora e mezza (130 km) da inizio itinerario. Dal casello dell’Autosole, poco più di un quarto d’ora per raggiungere il centro di una delle più belle città umbre, in provincia di Terni, posta su una rupe di tufo. Ricca di storia, ha nel suo meraviglioso Duomo uno dei capolavori dell’architettura gotica italiana.

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Montepulciano – Uscita A1, casello di Chiusi/Chianciano Terme, poco più di due ore da inizio itinerario (180 km). A 20 chilometri dall’Autosole e a 600 metri di altitudine, uno splendido borgo medievale, racchiuso entro tre cerchia di mura.

Arezzo – Uscita A1, casello di Arezzo, a due ore e mezza (220 km) da inizio itinerario. A meno di un quarto d’ora dall’autostrada, quarto comune della Toscana per abitanti (quasi centomila) dopo Firenze, Prato e Livorno. Al centro di tre vallate (Casentino, Valdarno e Val di Chiana), patria del Petrarca, conta numerosi monumenti di rilievo, fra cui il Duomo e la Chiesa di San Domenico, con il celebre Crocifisso ligneo di Cimabue.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 11 aprile 2016
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