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Bolivia – Tee shot a 4.000 metri

Di Veronica Lanza

Alla scoperta di una delle destinazioni meno conosciute del turismo golfistico mondiale. Dal lago Titicaca, al confine con il Perù, sino a La Paz, per un tour speciale capace di regalare, oltre a panorami mozzafiato, un giro sulle 18 buche più alte del mondo

Si dice che i viaggi più belli siano anche i più pazzi. Ed è proprio una piccola follia che mi ha riversato in Bolivia. Un bus notturno mi culla già acclimatata dalla città incaica di Cuzco in Peru fino a Puno, crocevia dei visitatori diretti in Bolivia e in Cile nonché il porto più grande di tutto il lago Titicaca. L’alba è impressionante, una luce intensa e diretta ti acceca e l’aria gelida si scalda in un istante. Decido di varcare il confine con altre 4 ore di viaggio, tra cui mini van, taxi, autobus, attraversamento a piedi della frontiera boliviana ed aliscafo, destinazione Copacabana, meta di pellegrinaggi al santuario dedicato alla Vergine della città. L’atmosfera rilassata, la moschea, la cucina internazionale ed il piacevole mercato intrattengono i visitatori fino all’imbarcarsi per una delle settanta isole del lago. Opto per la più estesa e sacra, l’isola del Sole. Navigo per un paio d’ore il lago più spettacolare ed alto al mondo, si estende per circa 8.300 kmq a quota 3.800 metri. Lungo l’orizzonte sono visibili le verdi montagne andine che s’innalzano verso il sole. A volte, oltre le montagne, è possibile riconoscere le cime innevate della catena montuosa della Cordillera Real. M’innamoro dell’isola, non ci sono né auto né moto. Una quiete m’invade, il silenzio, le spensierate camminate alla scoperta della roccia del puma, che in “aymara”, descrive lo strano gonfiore visibile sull’isola. La leggenda narra che l’impero Inca abbia avuto origine qui, nel tempio dedicato al Dio Sole. Il tempo che sembra essersi fermato, le discrete dimore degli abitanti trasformate in piccole pensioni senza acqua corrente, ne elettricità rendono il soggiorno ancora più affascinante. Ogni pausa, ogni cena a lume di candele, ogni caffè, ogni ozio sono scuse per ammirare il lago quindici volte più grande di quello svizzero di Ginevra, e riflettere sulla sua profondità di 284metri, cui la maggior parte rimane misteriosamente inesplorata per via delle sue acque gelide e abissali. I panorami di luci violacei al tramonto e all’alba rimangono per sempre impressi nella mente, così come le stravaganti e cangianti forme delle nuvole. La curiosità invece di assopirsi accresce. Mi avventuro nella più estrema e lontana isola della luna. L’unica a decidere contro corrente di pernottarvi, assieme ad una bizzarra californiana che non parla una parola di spagnolo. Non con poche difficolta convinciamo gli abitanti aymara e quechua ad alloggiarci in due semplici camere ed a cucinarci il pranzo e la cena. Su questa minuscola ed abbandonata isola non ci sono servizi turistici, hotel o ristoranti, semplicemente una luna piena che illumina a giorno di notte, fantastiche passeggiate tra gli alpaca, un bagno gelido e che ferma il respiro ed il battito cardiaco, unica soluzione all’assenza di una doccia da giorni. Al salutare l’isola, passo il testimone ad un monaco buddista che grazie alla donazione della sorella viaggia il mondo da un anno. Non mi stupisce, che sia la seconda volta in un anno che ci ritorni, per meditare, solo. Viaggiando verso La Paz, mi rendo conto di quanto sia economica la vita in Bolivia e di come la sicurezza regni sovrana. Decine di manichini sfilano appesi ai pali della luce con una scritta ben chiara, “chi ruba o stupra verrà appeso” , tolleranza zero alla criminalità ed alla violenza. Mentre il nostro autobus viene imbarcato su una chiatta, attraversiamo il lago in pochi minuti su un ferryboat. Finalmente La Paz, la capitale più alta al mondo. La città è adagiata in un canyon che va dai 3 ai 4 mila metri, registrando mille metri di dislivello tra il centro e la periferia di El Alto, entrambi pervasi da un forsennato e caotico sviluppo urbano. La chiesa di San Francisco è il più bell’edificio coloniale della città. Le vie intorno sono un unico grande mercato colorato, dove si possono trovare pozioni magiche, amuleti, feti di lama che le streghe, “las brujas”, offrono alla Pachamama (la madre terra) per benedire le case boliviane. Uyuni, il deserto di sale più grande del mondo è indubbiamente un altro pianeta, una distesa bianchissima ed abbagliante che affoga in un cielo azzurro. Le donne raccolgono i capelli in lunghe trecce e indossano un cappello a bombetta, gonne larghe a pieghe e sulle spalle trascinano sacchi per trasportare cose o bambini, “las mantas”. La notte il termometro scende facilmente a meno 20 gradi con una media di altitudine di 4.000 metri. Per resistere al freddo e all’altitudine si masticano foglie di coca.  Sono costretta a scegliere per il tour di un giorno, a cause dell’imminente sciopero, minacciato per il giorno successivo e che potrebbe durare 24 ore come 14 giorni, bloccando qualsiasi via di comunicazione al di fuori della città. Sono nel panico, ma ne approfitto per visitare il cimitero delle locomotive che sembrerebbe il vecchio set di un film western. Attraversiamo il salar assaporando la sua vastità e purezza,  un’enorme deserto di sale che, con i suoi 10.582 km², è la più grande distesa salata del mondo, ordinate pile di sale si susseguono pronte per la vendita. Nonostante, il cambio della ruota bucata, raggiungiamo l’isola del pescado, formazione vulcanica a forma di pesce, dove si ergono cactus giganti alti più di 5 metri. Dalla cima si ammira a 360° l’immensità del salar. Provo l’ebrezza di rimanere bloccata tra i 7 giacimenti archeologici della cultura Tiahuanaco, le sue due rovine Inca, le 30 caverne e 12 gallerie naturali, ma la jeep mi scarica giusto a tempo presso l’ultimo autobus direzione La Paz. Alle mie spalle, baciata dal tramonto, la pianura di sale ocra si trasforma in un oceano rosa.

 

IL GOLF

Cochabamba Country Club

www.countryclubcba.com

Bellissime 18 buche, immerse in uno scenario tremendamente naturalistico, classificato come uno dei migliori campi da golf del paese. inaugurato nel 1950, oltre ad un campo pratico illuminato dispone di una foresteria, di campi da tenni, piscina, campo da calcio, palestra e di un centro benessere.

La Paz Golf Club

www.lapazgolfclub.com

Primo campo da golf boliviano, fondato nel 1912 e situato a 4.000 metri di altitudine, è il più alto al mondo. I soci fondatori erano per lo più pochi affezionati locali assieme agli ingegneri e meccanici britannici che arrivarono con il progetto della ferrovia boliviana, la prima tratta ferroviaria delle Ande progettata per attraversare la Bolivia e i porti di Antofagasta e Arica.

Oruro Golf Club

Tel. +591 (2) 527-6408, +591 (7) 041-4009

Spettacolari le 18 buche par 72 di questo golf club, disegnato nella pic- cola periferia di La Paz nel lontano 1924. 130 ettari a 4000 metri sopra il livello del mare con bellissimi scorci paesaggistici.

Sucre Golf Club

Villa victoria, a 13 km. carretera a Potosi, Bolivia

Tel. +591 (4) 645-2462, +591 (4) 645- 2022 – inmedsuc@mara.scr.entelnet.bo

18 buche par 72 di 6.570 yard.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 15 novembre 2015
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