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Arrivederci Roma

Di Fulvio Golob

Itinerario in Centro Italia, fra gli splendori della Capitale e le bellezze della costa adriatica. Agli estremi del percorso, i club dell’Acquasanta a Roma e il Miglianico, in provincia di Pescara. Li abbiamo visitati guidando una splendida vettura di razza, equipaggiata con il più potente quattro cilindri in circolazione: la nuovissima Mercedes-Benz CLA 45 AMG

Profumo di primavera in questo itinerario di aprile. Siamo andati a cercarlo nell’Italia centrale, rendendo prima omaggio al percorso di golf più antico d’Italia e poi trasferendoci a est, a una manciata di chilometri dall’Adriatico. Partenza da Roma e da quel gioiello che, sull’Appia Antica, prende il nome di Acquasanta. Arrivo invece fra le province di Pescara e Chieti, per raggiungere uno dei due 18 buche esistenti in terra d’Abruzzo, e cioè Miglianico.  A tenerci compagnia, solleticando il nostro interesse per una tonificante guida sportiva, una vettura di grande fascino e dalle strepitose prestazioni. Stiamo parlando della nuovissima Mercedes-Benz CLA 45 AMG, salotto a quattro ruote motrici che eleva all’ennesima potenza il piacere di guidare un’auto sotto il segno della celebre stella a tre punte.

La ritiriamo presso la sede romana di Mercedes-Benz, in zona Tiburtina, non distante dal Grande Raccordo Anulare. Da qui ci vuole meno di mezz’ora, nonostante il tumultuoso traffico della Capitale, per arrivare a Via Appia Nuova e al Circolo Golf di Roma Acquasanta. Primo campo d’Italia (l’atto di nascita risale al 1903), in ogni angolo del suo percorso nasconde storie di grande golf, di sfide passate agli annali, di personaggi che hanno scritto leggende del nostro sport. Basta scorrere la lunga lista dei presidenti, con nomi e titoli altisonanti per capire che da sempre, all’Acquasanta, il Golf merita di essere onorato dalla “G” maiuscola. Nella bacheca dei ricordi sfilano principi, conti, ammiragli, diplomatici, ambasciatori e perciò forse non è casuale che al timone oggi ci sia un Generale, Carlo Alfiero. Come contraltare per una dirigenza tanto titolata, mitici caddie e maestri leggendari spesso partiti molto dal basso, che qui hanno iniziato dinastie celebri, distribuite poi in giro per l’Italia. Uomini straordinari sempre capaci di una battuta tagliente, di un sagace sfottò in grado di cancellare d’incanto ogni gerarchia. Perché, in campo, contava solo essere bravi con il Gioco.

Inglesissimo per nascita, il club, come si legge nelle lettere ufficiali dell’epoca, aveva trovato posto nella campagna romana “at or near Acqua Santa”, grande pascolo di proprietà del principe Torlonia in cui le pecore lasciavano, dopo aver brucato, ampie zone di terreno dov’era possibile giocare. E la lingua d’Albione era stata, fino al 1928, l’unica utilizzata negli atti ufficiali.

All’orizzonte, la magia della Città Eterna

Non ci addentriamo oltre nella lunga e bellissima storia di questo grande Circolo – nato come Rome Golf Club il 12 gennaio 1903 secondo il documento che ne inaugura l’esistenza – perché richiederebbe un intero numero di Golf & Turismo. Ci sembra però giusto dichiarare che, se non avete mai avuto l’occasione di calcare gli ondulati e insidiosi fairway di Via Appia Nuova, vi manca un pezzo fondamentale del nostro Golf. Perché il fascino di questo club non può essere raccontato né scritto, ma deve essere vissuto in prima persona. Perciò infilate la sacca in macchina e partite per Roma e il suo Circolo del Golf: sarà un’esperienza da ricordare.

Dopo essere passati nello stretto arco fra l’Appia Nuova e la via privata che ci deposita al club, lasciamo oltre la sbarra del parcheggio la nostra CLA 54 AMG, sotto la leggera velatura che difende i posti auto dal sole. Un breve cenno di saluto a chi vigila tutto il giorno sulle numerose vetture e, di fronte, entriamo in club house, attraverso la doppia porta vetrata d’ingresso, impreziosita dal bel legno scuro che caratterizza ogni ambiente, dalla segreteria al ristorante, alle sale comuni. Prima di iniziare il nostro giro in campo, sosta d’obbligo al bar, con il suo caratteristico bancone rettangolare al centro del salone. Oltre le grandi finestre, la bella piscina estiva e il putting green. Sulla destra, il tee della 1, dove ci attende Angelo Cori, direttore del Circolo da oltre 12 anni. Con il nostro cicerone in impeccabile tenuta con blazer e cravatta sociale, eccoci lungo l’affascinante percorso dell’Acquasanta.

Fin dai primi swing non è difficile interpretare la chiave di lettura del campo. Per fare risultato quello che conta non è la lunghezza dei colpi, ma la loro precisione. Fra saliscendi appena accennati o più decisi, in mezzo a canaletti o marrane che si abbeverano al piccolo fiume Almone, ogni distanza deve essere calcolata con attenzione chirurgica e ogni pendenza letta con cura. Molte le insidie naturali sotto forma di piante – in primis i grandi ombrelli dei pini marittimi o le lunghe sagome scure dei cipressi -, di ostacoli d’acqua, di grandi ‘mound’ cui fanno seguito discese più o meno ripide. A queste situazioni si aggiungono fuori limite, bunker e green tutt’altro che facili, talvolta piccoli o sopraelevati, veloci e poco propensi a perdonare gli errori.

Un panorama complessivo che esige grande rispetto e che dichiara senza dubbi la veneranda età di un campo ha provato ad evolversi negli anni, senza però mai venire meno alle caratteristiche tecniche che ne fanno un piccolo capolavoro. Non c’è una buca che assomigli all’altra e nulla è scontato, perché tante possono essere le sorprese lungo il percorso. Fin dalla 1, con la sua doppia marrana a difesa del green, e dalla 2, par 3 quanto mai delicato, sospeso fra fiume e boscaglia. Insieme, dal tee normale degli uomini, superano di poco i 400 metri, ma se non si è padroni dei propri ferri si rischia un inizio poco incoraggiante.

Sono 13 i par 4, che recitano il ruolo di protagonisti, anche se la  buca per eccellenza è la regale 7, par 5 più lungo del campo. Partenza ariosa e ampia, dall’alto, per atterrare su un largo fairway che si dirige verso l’Acquedotto Claudio (inaugurato dall’imperatore che gli ha dato il nome nel 52 dopo Cristo), superbo fondale che sorge alle spalle del green. Da restare senza fiato.

E di grande impatto sono anche le due buche successive (le più difficili nelle prime nove) che tornano in club house. Fra gli altri par 3, da citare la 11, corto e in discesa, ma difeso da una corona di cinque bunker e dall’acqua. Bellissimo il trittico finale con la sequenza salita–discesa–salita. In totale quasi 5.900 metri dai tee gialli, per un par 71 inframmezzato dal paesaggio lievemente collinoso che, dopo aver indugiato sull’Acquedotto, libera lo sguardo fino alla facciata settecentesca di San Giovanni, al mausoleo di Cecilia Metella, alla cupola di San Pietro e, in lontananza, ai Castelli.

Verso la Maiella e l’Adriatico

Salutiamo Angelo Cori, che ci ha fatto da cicerone fra buche, storia e panorami romani, e risaliamo con una certa curiosità sulla nostra Mercedes-Benz CLA 45 AMG. Abbiamo davanti un bel paio d’ore d’autostrada per raggiungere la costa adriatica e non potremmo sperare in un itinerario migliore (misto-veloce) per mettere alla prova le spettacolari caratteristiche della nostra compagna di viaggio. E in effetti, abbandonato il Grande Raccordo Anulare all’uscita 14 per imboccare la A24 verso l’Abruzzo, la strada è davvero ideale – fra curve, controcurve, salite e discese – per divertirsi alla guida di una fuoriclasse come la CLA 45 AMG. E questa volta, al nostro abituale compagno di viaggio, il fotografo Diego Cassetta, lasciamo soltanto il ruolo di navigatore. Perché il volante lo teniamo ben stretto noi.

Al bivio fra L’Aquila e Chieti-Pescara scegliamo la seconda opzione, sfiorando Celano, Sulmona, Popoli e infilandoci in un meraviglioso paesaggio accanto alla Maiella. I panorami cambiano in rapida successione con immagini che, mediate dai lunghi anni passati al seguito del Grande Circo dello sci alpino, ci regalano scorci ora simili alle Alpi di Lombardia ed Engadina e ora a quelli alle Rocky Mountains del Colorado. Una vera, grande bellezza.

Raggiungiamo Francavilla al Mare per passare la notte e quindi ci spostiamo poco più a nord, a Pescara, destinazione ristorante Marechiaro. Cena memorabile sul lungomare Matteotti a base di pesce e crostacei insieme al giovane presidente del Golf Club Miglianico, Marco Dragonetti, e del direttore, Filippo Di Felice. Oltre due ore trascorse in maniera piacevolissima, naturalmente parlando di golf.

Sessanta ettari fra querce, vigne e ulivi

La mattina dopo ci ritroviamo al circolo, collocato in posizione privilegiata davanti al paese di Miglianico, arroccato sulla collina di fronte. Siamo nel cuore dell’Abruzzo, poco sopra i 100 metri di altitudine e lo sguardo spazia dall’Adriatico, a soli dieci minuti d’auto, fino alla Maiella, distante una quarantina di chilometri. Disegnato dall’americano Ronald Kirby su una sessantina di ettari ampi e ritmati da morbide onde del terreno, il campo di Miglianico è un bel par 72 con una lunghezza pressoché identica (5.875 metri dai gialli) a quella dell’Acquasanta. Il contesto naturale è molto gradevole, disegnato da boschi di querce e pioppi, da vigneti e ulivi secolari, con gli alberi che spesso entrano in gioco e movimentano il disegno delle buche.

Il percorso è interessante e vario, con passaggi delicati, segnati da fuori limite e ostacoli naturali, in un saliscendi continuo ma mai eccessivo e capace di rendere ogni partita sempre diversa dalla precedente. Ben sei i tee a disposizione, dai bianchi agli arancioni, con una differenza complessiva di circa 1.500 metri fra quelli da campionato e i più avanzati.  Le buche più impegnative sono la 7 (selettivo disegno a “esse” da 351 metri) e la 11 (dogleg a destra di quasi 400 metri, con fuori limite su tutta la parte sinistra), due par 4 che mettono a dura prova anche la tecnica dei migliori giocatori.

Canonica la distribuzione dei colpi sulle due parti del campo (cinque par 4, due par 5 e par 3), che in realtà non rientrano in club house. Quella che viene utilizzata oggi è infatti una struttura, collocata davanti a una bella piscina e al parcheggio, che avrebbe dovuto avere un diverso utilizzo secondo il progetto iniziale. La vera club house è al momento ferma all’ossatura in cemento armato, retaggio di passate gestioni del campo non molto fortunate. Se tutto andrà come nei piani di cui abbiamo parlato con i responsabili del circolo, l’impasse che dura ormai da anni dovrebbe essere superato in tempi non troppo lunghi, in base alle determinate intenzioni del presidente Dragonetti, del vice presidente Marco Tuccella e di tutto il nuovo Consiglio.

Ultima annotazione per il ristorante, in una cornice come dicevamo non definitiva ma gestito con passione, professionalità e grande cortesia. Come del resto il reparto di segreteria tutto al femminile, diretto da Filippo De Felice.

A Miglianico, un grande “in bocca al lupo”, perché sappiamo bene come sia difficile parlare di golf in Italia al di sotto di una certa latitudine. Grandi saluti e la promessa di tornare appena partiranno il lavori per la nuova club house. Davanti alla nostra Mercedes-Benz CLA 45 AMG, tranquillizziamo in nostro amico Diego. Nessun problema di stanchezza. Fino a Roma, guidiamo ancora noi…

© RIPRODUZIONE RISERVATA 26 maggio 2015
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