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Jim Furyk – Sguardo da killer, swing da polipo

Di Andrea Vercelli

Così è stato definito il suo movimento da David Feherty, come quello di una piovra che cade da un albero. Ma strano che sia, gli ha permesso di diventare uno dei giocatori più regolari al mondo degli ultimi vent’anni. Analizziamo tecnicamente la chiave del suo successo, che lo ha portato a vincere 26 tornei, giocare nove Ryder Cup consecutive, sette Presidents Cup e guadagnare oltre 60 milioni di dollari in carriera – di Alberto Binaghi

Parlando di tecnica credo sia doveroso a questo punto aprire un dibattito: quanta importanza ha la tecnica nel golf, di fronte a un caso così eclatante come quello di Furyk? Io sono convinto che il gesto tecnico sia importante e che sia pericoloso prendere come esempio un campione come lui, non vorrei mai che tutti pensassero di poter arrivare in alto con soluzioni approssimative. Per far funzionare uno swing poco convenzionale ci vuole una testa particolare, un enorme talento, uno spirito di sacrificio e una determinazione fuori dal comune. Quindi il 99% della popolazione golfistica è tagliata fuori. Ma non fatevi ingannare troppo da quello che i vostri occhi vedono quando Furyk tira la palla: sembra scoordinato, sembra che le braccia vadano ovunque ma in realtà, nei punti chiave dello swing, è ovviamente quasi perfetto e la sua tecnica garantisce molta precisione e consistenza.
Se partiamo dall’address possiamo notare che Jim è molto vicino alla palla e le sue mani sono di conseguenza attaccate alle gambe (FOTO 1). Il take away, fino a ore 9 (bastone parallelo al terreno) non presenta note particolari, è solo leggermente interno rispetto al piano ideale (FOTO 2).
Da questo punto in poi Furyk “verticalizza” il piano dello swing come pochi giocatori fanno, il bastone arriva a essere addirittura a 90 gradi rispetto al terreno a metà back, il piano risulta quindi estremamente verticale all’apice. Da notare il gomito destro molto staccato dal corpo (flying elbow) e il braccio sinistro che spesso copre parte del viso (FOTO 3 e A).
Come abbassare nel downswing un piano così verticale? Jim inizia il backswing con una forte spinta delle ginocchia che si abbassano e vanno a spingere verso il bersaglio, i fianchi passano da una rotazione di 45 gradi all’apice a una di – 60 gradi all’impatto e il corpo, che si svita velocemente, sembra dimenticare il bastone dietro di sé, anche perché per ritrovare il piano ideale da lassù ha bisogno il tempo necessario!
Le braccia nel frattempo abbassano il piano del bastone di almeno 40 gradi e Jim si ritrova pre impatto con il bastone in piano perfetto (FOTO 3 e 4).
Uno dei punti più particolari dello swing di Furyk lo si nota proprio in questo momento: il gomito destro si nasconde dietro al fianco e ne esce solo grazie alla rotazione delle spalle che permettono al bastone di attraversare la palla con pochissime rotazioni della faccia (FOTO B). Con un gomito destro così attaccato al corpo e le mani così passive la direzione è assicurata, a discapito della distanza (FOTO B).
Nella FOTO 5 possiamo notare come il braccio destro sia ancora sotto al sinistro e il corpo sia totalmente girato verso l’obiettivo, nessuno è come Furyk in questa posizione, il bastone è totalmente sotto controllo e non è ancora andato in completo rilascio.
Riassumendo: il bastone sale molto verticale con il corpo che ruota poco e sul posto. Nel downswing succede l’opposto, l’azione delle ginocchia e dei fianchi permette al bastone di abbassare il piano fino al raggiungimento di quello ideale e il corpo ruota più del dovuto verso il bersaglio. La chiave del successo di Furyk sta sicuramente nella passività delle mani attraverso l’impatto, resa possibile dal fatto che il corpo si presenta apertissimo nella fase d’impatto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 08 aprile 2015
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