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Swing zone: Sergio Garcia
 
A lezione con il campione spagnolo. Analizziamo il suo swing in compagnia di Simon Holmes

Dopo essere stato per tanti anni un fuoriclasse tra i dilettanti, quando è arrivato sul tour, Sergio Garcia ha scatenato tra tutti, sia professionisti che allenatori, una reazione di stupore e entusiasmo per le similitudini tra il suo swing e quello di Ben Hogan; nello specifico per il particolare movimento dei polsi e la conseguente reazione di potenza sull’impatto con la palla. Sergio ha un eccezionale tocco di palla, dovuto soprattutto all’azione delle mani, e questa sua tecnica gli ha consentito di migliorare il colpo in solidità, eliminando alcuni dei movimenti superflui che prima faceva. Ha dimostrato diverse volte di essere senza dubbio uno dei migliori giocatori del mondo, dal tee al green; ma per raggiungere i posti più alti del ranking mondiale, deve migliorare decisamente su ciò che conta di più: il putt. Lo swing di Sergio è caratterizzato da diversi movimenti atletici, importanti suggerimenti per tutti gli aspiranti giocatori. 

Guardiamo quindi meglio il suo swing e studiamolo punto per punto…
 

1- Alto nell’address

Mi piace molto la posizione di Sergio, soprattutto per gli angoli del corpo. Il suo è un ottimo modello per tutti i giocatori alti meno di un metro e 80cm. Piega leggermente le ginocchia per coinvolgere i maggiori fasci muscolari delle gambe, mentre schiena e collo sono in posizione neutra. Data l’altezza della parte alta del corpo, le mani sono abbastanza alte nell’address e lo stesso il bastone, leggermente sollevato dal terreno (lo appoggia poi subito prima di partire con lo swing).

 

2- Takeaway compatto

Ecco esattamente cosa significa muoversi in maniera compatta: osservate come Sergio mantenga bene la distanza tra i gomiti mentre allontana il bastone dalla palla; lo shaft punta ancora verso il terreno finché le mani non superano il livello delle ginocchia. Questo movimento ampio, tutto insieme, compatto e senza piegamento di polsi, è fondamentale per Sergio, per poter poi attraversare la palla con i polsi ‘bassi’.

 

3- Metà salita

Qui la cosa diventa interessante: guardate cos’ha fatto Sergio per mantenere le braccia quasi nello stesso modo del set-up: il braccio destro è evidentemente dritto. Nello stesso tempo ha appena iniziato a piegare i polsi, e potete immaginare dal piano delle sue spalle e dal piano di rotazione dei fianchi come il suo corpo ruoterà immagazzinando incredibile potenza e forza rotatoria. Qui è dove Sergio ha migliorato notevolmente la sua tecnica. Di solito era in una posizione molto più verticale con lo shaft che puntava più verso le punte dei piedi e non verso l’esterno, verso la palla. Questa posizione verticale dello shaft portava a un eccessivo riposizionamento del bastone.

 

4- Apice del backswing

A prima vista potreste sostenere, sbagliando, che Sergio non porti il bastone abbastanza indietro. Guardate la linea tratteggiata che abbiamo tracciato (rappresenta la classica angolazione dello shaft all’apice del backswing): osservate il corpo: è completamente ruotato. La sensazione che la rotazione non sia totale è perché Sergio ritarda il piegamento dei polsi, dando l’impressione di essere in una posizione di backswing incompleta. In effetti, Sergio tiene il polso destro inarcato in modo da avere la sensazione dei pollici in linea con l’avambraccio destro. Il bastone ora è sospeso, in attesa che le gambe facciano abbassare i polsi in una posizione potente prima dell’impatto.

 

Normalmente lo shaft dovrebbe trovarsi, all’apice del baskswing, con questa inclinazione, ma Sergio ritarda il piegamento dei polsi a favore di una estensione tanto marcata da sembrare fuori piano. E’ comunque totalmente ruotato.

5- Il passaggio
Il motore del movimento è il cambiamento di flessione delle gambe, forti e pronte per l’impatto. Potete vedere dalla discesa della testa del bastone che Sergio si è piegato sulle gambe per usarle come ‘motore’ nell’impatto. C’è una chiara differenza nell’inclinazione dello shaft mentre scende verso la palla in quest’immagine, rispetto all’immagine 3. E’ proprio questo, quel piegamento ‘basso’ dei polsi, che insieme alla flessione delle gambe, fornisce allo swing di Sergio la potenza esplosiva che si scarica nell’impatto.

6- L’impatto

Sergio fa molti fade ‘tenuti’, specialmente coi legni, ossia fa partire la palla appena a destra dell’obiettivo e riesce a tenere la palla su quella linea impedendo alla faccia del bastone di guardare verso l’alto. Questo è un ottimo colpo per quando arrivate così bassi col bastone, come fa lui. Ai giocatori del tour non piace molto vedere la palla spostarsi da destra a sinistra, perché si perde il controllo sulla distanza. Sergio è sul fianco sinistro (che è alto!) e ruota le spalle in una posizione aperta, che gli permette di tenere la faccia del bastone un po’ aperta nell’impatto.

 

7- L’uscita dall’impatto

Si può notare meglio come ‘tiene’ il colpo quando il polso destro emerge sopra al braccio sinistro bloccato (in questa fase avanzata dello swing completo). Un altro segreto è la parte destra bassa mentre driva leggermente a destra dell’obbiettivo dell’address.

Il colpo pericoloso per Sergio è l’hook, che avviene quando porta di nuovo il bastone in una posizione bassa, e non può poi impedire alle mani alte nell’address di chiudere 

e schiacciare la faccia del bastone.

 

8- Il finish

Sergio, nel tenere il finish, è ancora solidamente sul fianco destro alto, con la parte destra ora di nuovo in equilibrio sul piede sinistro. Lo shaft è stato rilasciato completamente, mentre il lungo swing di braccia che caratterizza il suo finish denota come queste abbiano raggiunto il resto del corpo, anzi, nel caso delle spalle, le abbiano superate. Insomma, se in forma, Sergio è tra i migliori giocatori al mondo nel gioco lungo. Deve solo migliorare nei green, quindi usare meglio il suo putt…o i suoi putt, visto che spesso ne ha due nella sacca!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Golf & Turismo, Aprile 2010 - pag. 63

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