Ross Fisher gioca a Golf (o meglio: si diverte a giocare a Golf) dal 1983. Vale a dire da 27 anni. In realtà, ha solo 30 anni. Ne aveva infatti soltanto tre quando il patrigno gli mise in mano un bastoncino da Golf e una pallina, sperando che il Gioco gli piacesse. A tre anni, come si può capire, ricevette solo istruzioni sommarie ma gli furono subito sufficienti specie agli inizi, se pensiamo che cosa potessero fare insieme Ross e i suoi amichetti sul campo del Wentworth Club, circolo di grande prestigio a Virginia Water, una trentina di chilometri da Londra. In ogni caso, Ross era sempre un passo avanti rispetto ai suoi coetanei. E’ una qualità che non ha perso col tempo, nemmeno con i coetanei di oggi. Una giusta flemma tutta britannica gli consente di affrontare quella fossa dei leoni che è il Tour senza alcuna ansietà. Tanto più che Ross Fisher, come secondo nome, porta con la dovuta consapevolezza quello di Daniele. Ross è nato ad Ascot, dove fu iscritto alla Charters School, una delle migliori scuole del Regno (elevata di recente al ‘grade 1 outstanding’ dai severissimi giudici che controllano tutte le scuole britanniche). Fu ottimo allievo per otto anni. Cioè, ebbe persino anche il tempo d’imparare come si deve stare a tavola. Partendo dal vicino castello di Windsor, ogni anno a giugno la Regina in persona viene a veder correre i suoi cavalli per il Royal Meeting di Ascot. E’ un’occasione eccezionale per le dame dell’aristocrazia inglese, dal 1711: accompagnate da uomini in tail coat e cilindro grigio, le signore più brillanti, talvolta addirittura in lungo e spesso in largo, fanno a gara nell’ostentare il copricapo più fantasioso preparato proprio per l’occasione. E’ una tradizione che richiama il pubblico al quale s’univa anche Ross giovinetto, al di qua delle transenne intorno al Royal Enclosure. Una boccata di stile e di eleganza che Ross Fisher non ha mai dimenticato nella vita di tutti i giorni, anche lontano dai reali cavalli di Sua Maestà.
A 24 anni Ross Fisher abbandonò lo status di dilettante. Fu una scelta meditata. Un anno prima, nel 2003, dopo moltissime affermazioni locali, si era spinto in Finlandia per vedere fino a che punto potesse contare sulla propria abilità, che ormai da ben quattro anni Kristian Baker, il rinomato maestro di Wentworth, aveva continuato ad affinare. Qui, in Finlandia, non solo aveva subito vinto il Finnish Amateur Championship, ma aveva dimostrato di non essersi lasciato intimidire da uno dei più celebri (e migliori) giocatori inglesi, Gary Wolstenholme. E tanto meno dagli altri più scaltriti dilettanti, di maggiore esperienza. Questo era davvero un bel presagio.
Fu ammesso al Tour europeo grazie al 18.mo posto nella money list raggiunto nel 2005 sul Challenge Tour. Confermò il suo diritto di starsene tranquillo nel Tour maggiore ottenendo il 14.mo posto su 156 concorrenti, a metà novembre 2005, al Final Stage della European Tour Qualifying School. Così, a pieno titolo, il 2006 vide Ross Fisher presentarsi ai suoi primi confronti. Fu un buon anno: su trenta gare, ne finì 18 a premio e, con tre ‘top ten’, si classificò subito al 66.mo posto dell’Ordine di Merito. Inoltre, si era già potuto mettere subito al volante di una Jaguar nuova di zecca, guadagnata con un ‘nearest to the pin’ al 2006 Quinn Direct British Masters. Ma il risultato più importante era stato in realtà il suo quarto posto al 2005 Volvo China Open del valore di oltre 50mila euro, che tra l’altro era stata la sua prima uscita da Rookie, una settimana dopo il 18.mo posto alla Qualifying School. Non solo, ma sul campo di Shenzhen aveva finito la terza giornata in testa a tutti. Aveva vinto Paul Casey, ma per soli due colpi su Fisher e prevalendo in playoff su uno sfortunatissimo Oliver Wilson (6-4). Cioè, nel 2006 furono molte le ragioni per parlare di Ross Fisher. A parte il quarto posto all’Open cinese a fine anno 2005, gran sorpresa, ci sarebbe stato un terzo posto al Singapore Masters, un quinto al Nissan Irish Open e un nono all’Open delle Southafrican Airways. Con quattro affermazioni su tre continenti diversi nel giro di undici mesi, per essere un inizio non era male. Ma neppure il 2007 ebbe molti giorni infelici. Ross si presentò a 27 gare e da quattordici ne ricavò premi in denaro sufficienti a fargli raggiungere il primo milione di euro, più spiccioli, sul suo conto corrente. In tre gare arrivò fra i primi dieci: addirittura quarto all’Alfred Dunhill Championship, quinto al Dubai Desert Classic e settimo al Portugal Master. Ma la cosa più importante fu il primo posto, prima vittoria sul Tour: al KLM Open a Zandvoort, con una bella prima moneta di 266.660 euro. Superò di un punto Joost Luiten, giovanissimo campioncino olandese ma, in compenso, ne diede quattro a Bernhard Langer, campione di ben diverso peso. Nello stesso anno, Ross abbandona il celibato che gli aveva consentito - fino a quel momento - una mobilità a più vasto raggio. Joanne è una ragazza inglese ben lieta di seguirlo se i viaggi si fanno troppo lunghi e altrettanto le separazioni. Nel novembre 2007 (ma il calendario era già scattato sulla stagione 2008) Ross, sul campo di Seshan a Shanghai che conosceva così bene, si presentò pieno di speranze che non andarono deluse. Finì i giri sempre nelle posizioni di testa e alla fine si ritrovò alla pari con Phil Mickelson e Lee Westwood. Un bel playoff: Westwood cadde sulla prima buca, Ross sulla seconda; il premio di 300mila euro compensò la mancata vittoria, ma avevano perso con un margine maggiore dei colossi come Harrington, Singh, Stenson, Paul Casey e persino Ernie Els.
All’inizio del luglio 2008, all’European Open, fece segnare un grande indubitabile successo. In testa per tutti e quattro i giri, nonostante il mercoledì non avesse fatto alcun giro di pratica, al London Golf Club di Ash nel Kent diede sette colpi al secondo, che era Sergio Garcia. Il successo non arriva mai solo. Nel corso del primo giro, nonostante su questo campo non avesse mai giocato in vita sua nemmeno per curiosità, fece segnare un record di 63 colpi, che è rimasta la performance più vistosa di tutta la sua carriera. Questo fu il primo giro. All’ultimo giro, sulla buca nove, grazie a un vento favorevolissimo, il suo drive fece misurare 413 yarde (oltre 345 metri). E, in più, mezzo milione di euro rese ancora più lieta l’affermazione in questa giornata che s’era mostrata nuvolosa, ventosa, piovviginosa e fredda... Nei primi giorni di ottobre sull’Old Course di St.Andrews, a Carnoustie e a Kingsbarns si era presentato con Ross Fisher il meglio del Golf europeo più in forma, con qualche aggiunta solitaria dagli altri continenti, per un’accesa disputa sui tre campi di questo Alfred Dunhill Links Championship. Uno vince, gli altri perdono. Si potrebbe dare un nuovo nome a questa gara. Come sanno tutti quelli che frequentano i teatri seri inglesi, dalle conversazioni è bandita la parola ‘Machbeth’. Basta sentirla pronunciare e i guai sono tutti certi. Attori e critici preferiscono sostituirla col giro di parole ‘quella orrenda tragedia scozzese’ quale baluardo contro la sventura. Ecco, il nome di questo Alfred Dunhill Links Championship, potrebbe essere sostituito con la frase ‘quella orrenda tragedia scozzese’, almeno dal punto di vista di Ross Fisher, che arrivato a 278 colpi ha dovuto affrontare Karlsson e Kaymer nel più impietoso playoff: Karlsson ha fatto birdie, gli altri due bogey. Una pena, che 284mila euro si sono presi l’incarico di consolare Ross Fisher. Pare che, alla fine, ci siano riusciti.
Karlsson, un mese prima, il 14 settembre a Colonia, alla fine del Mercedes-Benz Championship s’era già messo in mezzo tra se stesso e Ross Fisher. Tra l’uno e l’altro all’inizio del quarto giro c’erano cinque colpi. Ross Fisher riuscì a rimangiargliene quattro e sarebbe arrivato secondo. Purtroppo non bastarono. Francesco Molinari era solo a tre colpi, ne rimangiò uno, e si ritrovò secondo da solo. Ross dovette accontentarsi di 100mila euro. Comunque, era pur sempre un bel terzo posto. E un altro bel terzo posto gli ha dato molta più soddisfazione. Questa volta, al Portugal Master a Villamoura gli tornò subito in mente il settimo posto dell’anno precedente. Bisognava fare di meglio. E lo fece. Arrivò terzo a tre colpi da Alvaro Quiros. E, anche qui, ci furono più di 150mila motivi per consolarsi (in euro sonanti), a parte la soddisfazione di ritrovarsi alla pari, al terzo posto, con quel caro collega di Robert Karlsson. Ormai Ross Fisher era al sesto posto dell’Ordine di Merito; e durante l’anno era finito a premio 26 volte sulle 27 partecipazioni. La carriera, fino a questo momento, gli aveva fatto guadagnare più di tre milioni di euro. E, come io avverto sempre, a parte la pubblicità. Ormai, ventinovenne affermato, felicemente sposato, sesto nell’Ordine di Merito, Ross affrontò il 2009 con lo spirito più sollevato. Si trovò davanti a Paul Casey una prima volta, alle semifinali del WGC-Accenture Match-play Championship in Arizona. Casey lo eliminò. Dopo una settimana di gioco, Ross capì che sarebbe stato utile seguire un più profondo programma di preparazione atletica. Casey lo aveva superato proprio nella parte finale dell’incontro. Dei due, Ross aveva denunciato una visibile stanchezza. E Casey gli si sarebbe presentato davanti una seconda volta sul suo vecchio campo degli esordi a Wentworth per il BMW PGA Championship. Ross perse per un colpo. E Casey vinse. Nel va-e-vieni dall’America ci fu una partecipazione al Masters, per la prima volta, dove stupì gli astanti volando in testa al primo giorno, con un 33 sulle prime nove. Purtroppo l’Amen Corner, le ultime buche finali (dove anche i maggiori campioni hanno pagato lo scotto) gli costarono molto, al punto che alla fine si trovò a battersi per il trentesimo posto. In compenso, a Bethpage Black a New York uscì dall’US Open al quinto posto. In Gran Bretagna, sul difficilissimo percorso di Turnberry, avrebbe potuto chiudere la gara anche meglio, avendola aperta in testa con due colpi di vantaggio. Ma sulla quinta buca finale, un par quattro, si fece azzoppare a sorpresa da un quadruplo bogey otto. Risultato: un 13.mo posto a pari merito (o demerito, secondo i punti di vista). Ma il primo novembre 2009 riecco Ross sul podio del Volvo World Match Play Championship, a Finca Cortesin a Malaga nella Spagna meridionale. Sedici giocatori in gara, spettacolo di grandissima qualità. Il campo è tra i più collinosi. Il tempo passato in palestra risulta tutto guadagnato. Un po’ di tempo è servito anche per il gioco corto, migliorato da Mark Roe. E poi c’è Adam, il caddie di fiducia che gli suggerisce: “Gioca come se fossi sempre sotto di un colpo, un colpo alla volta, e sempre in tensione”. Risultato: Ross Fisher batte l’americano Anthony Kim per 4&3, mezzo milione di euro da portare a casa. Paul Casey, ottavo in classifica. A detta di Ross Fisher, la cosa più bella che gli sia accaduta nel 2009, subito dopo la conclusione dell’Open di Turnberry, è stata la nascita di Eve Rose, sua figlia. Da vera signorina britannica di ottima famiglia, ha avuto la delicatezza di nascere proprio nella settimana che il padre aveva libera, dopo l’Open e prima della ripresa delle altre gare importanti. Senza disturbare più del necessario. A suo tempo, chissà che bel cappello si farà preparare per Ascot. Da quello che oggi si può capire, di Ross Fisher si parlerà ancora molto e di frequente.
Marco Mascardi
Golf & Turismo - aprile 2010, pag. 54