Forse sarà colpa di Elvis Presley e delle sue camicie a fiori. E di tutti quei film con allegri marinai e ragazze sculettanti nel gonnellino di paglia. Fatto sta che le Hawaii sono a tal punto prigioniere della loro immagine anni '50 che sembra quasi di conoscerle già: belle spiagge, certo, long drink con l'ombrellino di carta, tramonti infuocati e musica languorosa. Vale veramente la pena di andare così lontano? La risposta è sì, e non solo per chi ama la natura e lo spettacolo dei suoi eccessi (torrenti di lava che si inabissano in mare, vulcani fumanti, foreste dove sono state girate le serie di Lost, gare di surf sulle onde più alte del mondo) ma proprio e soprattutto per gli appassionati di golf.
Questa mezza dozzina di isole partorite da vulcani 3000 km a ovest del Messico, e la cui superficie totale è circa la metà della nostra Sardegna, vanta una cinquantina di campi dove si gioca tutto l'anno grazie all'eterna primavera tropicale.
Non a caso Robert Trent Jones Jr, che si può definire come il padre dell'environmental golf, qui ha disegnato ben 10 campi, dal '68 a oggi, beandosi della sfida rappresentata quasi ovunque da innumerevoli e ciclopiche colate di lava. “Qui” - ha detto - “è davvero entusiasmante abbandonarsi alla drammaticità del paesaggio”.
Ma nonostante la loro immagine sensualmente tropicale, tutta foreste e cascate, che lascerebbe indovinare campi irti di ostacoli naturali, i percorsi delle Hawaii sono prevalentemente tecnici e costruiti in riva all'Oceano: “Qui a giocare sono i turisti”, mi spiega sorridendo il direttore del celebre Gold Wailea Golf Course di Maui “e i turisti stanno nei resort lungo le spiagge: così, il concetto di bellezza, qui alle Hawaii, è rappresentato dalle buche ocean view”.
E proprio per testare i campi più belli, Golf&Turismo ha visitato per voi le isole più importanti dell'arcipelago. Ecco la nostra selezione.
E' l'isola più importante delle Hawaii, con la capitale Honolulu che dispiega i suoi grattacieli lungo la celebrata spiaggia di Waikiki. Se avete a disposizione i canonici 15 giorni di vacanza, non vale la pena di fermarcisi molto, se non per smaltire il jet lag, cenare in qualche costoso ristorante e fare uno shopping eccellente; ma fra i pochi motivi per restarci ce n'è uno golfistico: il campo di Luana Hills. Contraddicendo tutto quanto abbiamo appena detto, è un percorso concepito nel cuore di una raining forest, con dislivelli pazzeschi e giungla straripante già ai lati del fairway. Impensabile fare slice e pensare di ritrovare la pallina. Soprattutto le seconde nove buche danno l'impressione di una corsa a ostacoli, con minuscole landing zone obbligate. Luana Hills non è legato ad alcun resort, appartiene a una fondazione privata, accoglie con grande disponibilità i visitatori, non è poi così caro (120 dollari il green fee) e, pur essendo solo a una trentina di chilometri da Honolulu, è maledettamente difficile da trovare: non a caso qui vicino hanno girato molte puntate di Lost. Spesso giace sotto un tetto di nubi ed è chiuso alle spalle da una muraglia di montagne ricoperte di giungla; tra le emozioni uniche che assicura, c'è quella dei frequenti arcobaleni che sembrano nascere dalle sue buche. Assolutamente da non perdere.
E' l'isola più mondana (potremmo anche dire: meno sonnolenta) delle Hawaii, con una cittadina gioiello, Lahaina, a sorpresa il terzo mercato mondiale per gallerie d'arte, dopo Londra e New York. E' formata da due grandi vulcani, quello a ovest, spento, e quello a est, l'Haleakala, che attrae visitatori da tutto il mondo. Il suo gigantesco cratere, dove a loro volta se ne sono formati altri, offre una vista sensazionale. Sulla cresta si trovano 11 grandi telescopi che dialogano con l'universo. Tra i due vulcani c'è un largo istmo coltivato. I grandi resort golfistici si trovano a Wailea, sulla costa di sud ovest, dove un microclima eccezionale garantisce 340 giorni di sole. Accanto al Marriott Resort, che tra le grandi firme dell'hotellerie assicura un eccellente rapporto qualità prezzo, vi sono tre campi, il Gold, l'Emerald e il Blue, che si snodano lungo la costa. Dalle loro buche si scorge quasi sempre l'oceano. Robert Trent Jones Jr, che ha disegnato i primi due, ama definire il Gold come “television design” sia per le splendide inquadrature che offre a ogni buca sia perché qui si sono esibiti campioni come Jack Nicklaus, Arnold Palmer, Tom Watson, Gary Player e Lee Trevino. I tre percorsi hanno differenti personalità: il Gold è più challenging, più mascolino, più lungo e difficile; l'Emerald è invece più femminile, più breve, con meno ostacoli e con tantissimi fiori. Il Blue infine è una perfetta via di mezzo. Eddie Lee, pro della Leadbetter Academy, che qui organizza anche brevi ma preziosi corsi a tema, per esempio sul putt o gli approcci, mi dice: “Tutti e tre i campi vanno affrontati più con tecnica e stile che non con impeto e forza. Qui la precisione è tutto e non bisogna mai sottovalutare la forza del vento, anzi dei diversi venti”. Chi avrà la fortuna di soffermarsi a Maui una settimana non dovrà però trascurare le attrattive non golfistiche dell'isola, come la strada per Hana (90 km di curve a picco sulla costa di nord est che rappresentano un’antologia del paesaggio hawaiano) e l'ascesa al vulcano Haleakala, magari con la discesa in mountain bike più lunga del mondo.
E' la più affascinante, drammatica e spettacolare tra tutte le Hawaii. Qui si trova il celeberrimo Parco dei Vulcani dove il Kilauea, il più attivo del mondo, è in eruzione continua dal 1983; la lava si inabissa in mare creando un’impressionante colonna di fumo e vapore e
illumina la notte di sinistri bagliori. Proprio per via di questa colata, Big Island è l'unico luogo della Terra la cui massa aumenta di giorno in giorno. Sempre qui si trova la montagna più grande del mondo, il Mauna Loa, con una massa di 19.000 miglia cubiche e la montagna più alta del Pacifico, che svetta a 4200 metri.
Un carattere tanto iracondo arriva pure a mutare la qualità dell'aria: qui infatti c'è il fenomeno del VOG (gioco di parole tra vulcano e fog, nebbia) che ammorba uno spicchio rilevante dell'isola. La Kohala Coast, a ovest, gode però di un microclima eccezionale e di tempo sereno quasi costante: qui si trovano dunque tutti i grandi resort e i campi da golf, costruiti con investimenti e sforzi ciclopici su antiche colate di lava. Tra questi il Waikoloa Marriott Beach Resort, che accoglie i suoi ospiti su una magnifica spiaggia e sulle 36 buche del Beach e del King's Course, realizzati rispettivamente da Robert Trent Jones Jr e da Tom Weiskopf.
Non ci si può non domandare come sia stato possibile ‘spazzolare’ milioni di tonnellate di lava per far posto a fairway color smeraldo e a palme e giardini così lussureggianti; uno spettacolo che raggiunge l'apice quando il tutto sembra inabissarsi nel mare più azzurro delle Hawaii e, a pochi chilometri alle nostre spalle, un furibondo vulcano vomita fuoco e fiamme. Qui il gioco del golf coincide con l'emozione pura, anche estetica, ma non si deve mai dimenticare, se si ha a cuore il proprio score, l'insidia dei green con doppie pendenze e velocissimi, e il ruolo del vento. Il nostro consiglio è quello di trascorrere tre o quattro giorni al Marriott e dar fondo alla propria passione golfistica e poi trasferirsi sotto il vulcano, nella cittadina di Hilo, per esempio, o addirittura all'interno del Parco, per una serie di escursioni, a piedi, in macchina e in elicottero, assolutamente indimenticabili.
Prediletta dagli amanti della natura perché è la meno popolata delle Hawaii, Kauai vanta alcune autentiche meraviglie: la Napali
Coast, con un celebratissimo trekking, e il retrostante Waimea Canion. Per il resto è un'isola addirittura più sonnolenta che tranquilla, ma dove il miglior resort dell'isola, il Marriott, offre ai suoi ospiti una grande esperienza golfistica; parliamo del Kaua’i Lagoons Golf Club dove Jack Nicklaus ha ristrutturato (a metà 2009) le 9 buche del celebre Kiele Front Golf Course che si dipana tra scogliere, lagune, foreste di mango e guiava. Il progetto, che fruirà anche dello sforzo immobiliare di un'altra grande griffe come il Ritz Carlton, si annuncia emozionante visto che già adesso i tee time degli altri due percorsi si prenotano con 30 giorni di anticipo. Ci sono infatti altre 9 buche molto emozionanti, che si allungano in una vera foresta, e infine le terze 9, decisamente “normali”.
LA GUIDA
- Come arrivare: il modo più diretto per raggiungere le Hawaii è quella di arrivare a Los Angeles e di qui, in cinque ore di volo, a Honolulu, sull'isola di Oahu. British Airways (www.britishairways.com/it) collega Milano o Roma a Los Angeles via Londra e assicura il proseguimento fino alle Hawaii con American Airlines. Data la lunghezza del volo, la Premium Economy, più confortevole della classe economica ma meno costosa della business, si rivela una soluzione particolarmente interessante. La perfetta organizzazione del turismo e delle strade e la facilità di noleggiare auto e voli tra le isole inducono a scegliere viaggi individuali prenotando direttamente su internet l'alloggio nei grandi resort.
- Clima: a rigore non esisterebbe alcuna vera differenza tra alta e bassa stagione, in quanto la temperatura si mantiene sui 27° di giorno e sui 20° di sera praticamente tutto l'anno. Ovviamente le escursioni in montagna necessitano di un equipaggiamento adatto: k-way, pile e scarpe robuste e antisdrucciolo, meglio se da trekking. In ogni caso piove di più tra dicembre e marzo. Una sostanziale differenza tra le stagioni è invece relativa alle condizioni del mare: da ottobre ad aprile le onde possono essere molto pericolose, e non a caso è la stagione del surf, che infatti è nato proprio qui. A Maui, per esempio, di fronte alla spiaggia di Jaws, sono state misurate le onde più alte del mondo: 20 metri!
- Dove dormire: annesse dal 1898 agli USA, le Hawaii non sono una destinazione di charme nel senso che la maggior parte delle camere appartiene alle grandi catene alberghiere, qui presenti con monumentali resort e campi da golf. Tra le grandi firme dell'hotellerie, i resort del gruppo Marriott hanno un eccellente rapporto qualità-prezzo. Si può scendere a un Marriott a Honolulu, capitale dello Stato e dell'isola di Hoahu, proprio a ridosso della famosa spiaggia di Waikiki; nella magnifica enclave turistica di Wailea, a Maui, con tre celebri campi di golf, tra le colate di lava e le magnifiche spiagge di Big Island, sempre con un memorabile 18 buche alle spalle e infine nella tranquilla Kauai, dove proprio nell'area del Marriott sta per essere completata la ristrutturazione del Kaua'i Lagoons firmata da Jack Nicklaus. Molte le offerte speciali e le combinazioni anche per golfisti frequentemente aggiornate sul sito www.marriott.com. Naturalmente vi è anche la possibilità di soggiornare in B&B da cercare su ogni motore di ricerca digitando insieme il nome dell'isola prescelta. Il nostro suggerimento, per un viaggio di 15 giorni, è di dedicarne tre a Oahu, per visitare Honolulu e riaversi dalle fatiche del viaggio, e poi concentrare il resto della vacanza sulle due isole più interessanti: Maui e Big Island.
- Dove mangiare: non sarà questa la vacanza che vi regalerà cene memorabili. L'atmosfera è molto yankee e forse l'unica possibiltà di mangiare ad alto livello è rappresentata dalla cucina giapponese. Ecco qualche suggerimento: a Waikiki, cioè la spiaggia di Honolulu, potrete scegliere il Duke's Canoe Club, bar ristorante all'aperto dedicato alla mitica figura del padre del surf. Cucina mediocre, ambiente simpatico, vista magnifica. Meglio per il lunch che non a cena. Insalate o sandwich drink e dessert per 25 dollari. Kalakaua Ave. 2335, www.dukewaikiki.com. Buono anche Keo's in Waikiki, apprezzatissimo ristorante thai con bella veranda; si cena alla luce delle fiaccole. Conto sui 35 dollari. Kuhio Ave. 2028, www.keosthaicuisine.com. A Maui invece si può provare il Tommy Bahamas Café di Wailea in sofisticato stile coloniale, accanto all'omonima e bellissima boutique per lui e per lei. Si cena con 50 dollari. A Lahaina invece si può provare il costoso Pacific'O, in Front Street, con cucina ‘pacific rim’ e bei tavoli a bordo mare: si cena con 60 dollari. Lungo Front Street vi sono poi decine di ristoranti con splendida vista sul mare dove non si cena mai con meno di 40 dollari. A Big Island, sul lungomare di Kona, c'è un buonissimo ristorante giapponese, Oyshu, dove si cena con meno di 50 dollari. Lungo la costa occidentale, poco lontano dall'Hotel Marriott, c'è il complesso dei Mauna Lai Shops con un giapponese davvero eccellente: è il Kenichi Pacific dove la cena si aggira sugli 80 dollari. Prenotare al numero 8088811515. Infine a Kauai, val la pena di passare la serata da Kintaro, giapponese di gran moda, che si trova a Kapa'a. E' sempre affollato ma con un po' di fortuna ci si può accomodare anche all'ultimo minuto al sushi bar. Si cena molto bene con 35-40 dollari.
Roberto Rocca Rey