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Come tu la vuoi
DI ANDREA VERCELLI
 

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Una giornata fuori dall’ordinario tra l’Acquasanta e il Parco dei Medici in compagnia della top di gamma Land Rover, la Range Rover Autobiography

La vita è fatta a volte anche di piccoli piaceri e di emozioni irrinunciabili. Il piacere, ad esempio, di uno strappo alla normalità, di una giornata lontano dalla routine quotidiana per immergersi qualche ora nel verde intenso e rilassante di un campo da golf. O come l’emozione di farsi per una volta un regalo, e provare l’ebbrezza di possedere una vettura concepita per esaudire ogni nostro desiderio. A renderlo realtà ci ha pensato Land Rover, firma che già da sola è garanzia di assoluta eccellenza nel panorama delle 4x4, con il nuovo allestimento Autobiography per Range Rover. Quando si parla di lusso ed esclusività non ci sono limiti; basta solo scegliere tra i tanti optional disponibili che vanno dal rivestimento in pelle per tutto l’abitacolo, ai dettagli in legno come parte della corona del volante e pomello del cambio coordinato, fino ai cerchi da 20 pollici con sette razze gemellate e finitura diamantata, oltre al pacchetto estetico esterno che offre ben 25 differenti colori di carrozzeria, applicati secondo una tecnica di verniciatura manuale. Tutto quanto è necessario per trasformare ogni vostro desiderio in un dolce e reale piacere quotidiano. Sì, perché proprio questo è capace di trasmettere Range Rover Autobiography, in qualunque condizione la si guidi, muovendosi con eleganza e agilità sia sui terreni più accidentati che nel caotico traffico cittadino. Proprio dalla sede di Land Rover Italia a Roma iniziamo la scoperta di una vettura nata per trasmettere in ogni istante forti emozioni; a partire dal comfort di guida, in cui prevale la piacevole sensazione di dominare dall’alto dell’abitacolo la strada e gli elementi circostanti, i rivestimenti in pelle della plancia, della consolle e dei portaoggetti nelle portiere, l’impianto audiovisivo posteriore, gli esclusivi cerchi e infine, ma non ultimo, un motore, il 3.6 TDV8 diesel, brillante e silenzioso, mix di potenza ed eleganza in movimento. Dal Grande Raccordo Anulare il passo è breve per imboccare una delle più famose vie consiliari della capitale, l’Appia Antica, e raggiungere in pochi minuti il Circolo di Roma per antonomasia, l’Acquasanta, 106 anni di gloriosa storia portati con la classe di sempre. Ad attenderci Angelo Cori, da nove anni direttore di un circolo che ha annoverato tra i suoi soci alcuni dei nomi più celebri del nostro golf, come gli indimenticabili Franco Bevione e Isa Goldschmid, capaci di raccogliere in carriera oltre settanta titoli nazionali e internazionali. Impossibile non perdersi nelle bacheche della sala principale, cariche di trofei, immagini e onorificenze, volti e campioni che hanno scritto alcune delle più belle pagine del golf italiano. Fuori dalle vetrate il quadro si completa magicamente con il verde immacolato del campo; qui nulla è fuori luogo, a partire dalla cura minuziosa di ogni particolare, dagli arredi agli allestimenti floreali che arricchiscono di mille colori una delle club house più affascinanti d’Italia. “Abbiamo fatto un grosso lavoro negli ultimi anni - ci racconta Angelo Cori - a partire dalla ristrutturazione della club house sino alla sistemazione di cinque casali all’interno della proprietà. In uno di questi abbiamo trasferito gli uffici, dando così più spazio agli spogliatoi femminili che non erano più sufficienti e realizzando lo spogliatoio per gli ospiti”. Un restyling che il passare del tempo aveva reso ormai necessario ma che di fatto ha esaltato ancora di più il fascino del circolo romano. Oltre alla facciata e al tetto, sono stati diversi gli interventi effettuati, a partire da spogliatoi e docce, senza dimenticare il bene più prezioso, il campo. “Il percorso è sempre al centro delle nostre attenzioni “, continua Cori. “Al suo interno si trovano oltre 350 pini romani; purtroppo una violenta tromba d’aria lo scorso novembre ha fatto cadere una settantina di alberi che abbiamo prontamente rimpiazzato. Poi è stata la volta dell’alluvione in cui il Tevere ha rischiato di fuoriuscire, coinvolgendo anche il fiume che passa qui, l’Almone, che ha riversato all’interno del golf una quantità di rifiuti. Ancora oggi ne stiamo pagando le conseguenze, con alcuni argini che sono stati erosi in modo anomalo e i ponti della 13 e della 17 che dovranno essere risistemati”. 

Il percorso dell’Acquasanta è uno dei pochi esempi di tracciato rimasto identico al disegno originale. “Cerchiamo di curarlo al meglio - dice Cori - e l’impianto di irrigazione è stato esteso anche su quelle zone di rough non irrigate che soffrivano parecchio soprattutto nei mesi estivi”. Sono nove in tutto gli operai addetti al campo coordinati dal direttore e seguiti dal consigliere addetto al campo: “E’ chiaro che non essendo un campo lungo le maggiori difficoltà le dobbiamo creare sui green, rendendoli duri e veloci; è comunque delicato e stretto ed è difficile anche per i più bravi giocare sotto par”.
Tra gli obiettivi nel breve periodo c’è la sistemazione definitiva di tutta le recinzione, soprattutto quella che si affaccia sull’Appia. Capitolo a parte i green, a cui sarà sostituita l’attuale erba in quanto rifarli creerebbe al circolo un grosso problema di gestione dell’attività sportiva. Entrato nel suo secondo secolo di vita, l’Acquasanta è uno dei club italiani con il maggior numero di soci, oltre 900. “Il più vecchio come associazione - ci racconta Cori - è del 1942, poi però ci sono personaggi come Antonio Mannelli che gioca qui dagli Anni Trenta, prima come caddie poi come socio. Il più anziano è Mario Luzzato, che il 19 giugno prossimo compirà cento anni. Gli stiamo organizzando una grande festa e ovviamente una gara visto che tutt’oggi gioca e prende lezioni...” Il discorso giovani è invece un po’ più complesso; da alcuni anni il settore giovanile soffre una crisi di risultati. “E’ in corso un cambio generazionale - precisa il direttore -, e se fino a qualche anno fa avevamo molti ragazzi tra i 14 e i 18 anni che giocavano abbastanza bene, ora siamo un po’ carenti”. Il circolo però non è stato a guardare, cercando immediatamente nuove soluzioni; la più importante riguarda una modifica della statuto che ha abbassato l’età minima di iscrizione da 8 a 6 anni. “Prima un bambino arrivava a prendere l’handicap intorno ai 10-11, troppo tardi per puntare a farlo crescere a livello nazionale.”  Lo storico titolare della scuola è Mario Peri, all’Acquasanta dagli Anni Sessanta, ma il parco professionisti è vario e di grande livello, da Roberto Bernardini, con i figli Marco e Luca, a Mario Sardella e Massimo Mannelli, fino a Giulia Montagnani, che da un paio di anni si occupa del settore femminile. Nonostante le difficoltà del momento, l’Acquasanta anche quest’anno è riuscita a presentare un calendario ricco di prestigiosi appuntamenti tra cui non poteva non esserci quello con Land Rover, per un perfetto connubio di stile e raffinatezza. “Siamo un circolo in salute - conclude Cori - sia guardando i bilanci sia osservando la compagine sociale. Diciamo che mi accorgo come vanno le cose a seconda del tipo di critica; se si fa una questione sulla qualità dell’albero di Natale allora posso stare tranquillo, significa che grandi problemi e insoddisfazioni non ce ne sono...” 
Lasciamo l’Acquasanta per raggiungere all’ora di pranzo lo Sheraton Golf Parco de’ Medici. Nato sui terreni che in passato fungevano da riserva di caccia di Papa Leone X, è situato in una posizione strategica tra il Grande Raccordo Anulare e la Superstrada Roma Fiumicino. Quest’anno il circolo celebra il ventennale della sua fondazione, voluta da Gaetano Rebecchini, proprietario della struttura che comprende i tre alberghi, sotto il prestigioso marchio internazionale Sheraton, per una capacità ricettiva di oltre 800 stanze. Un esempio lampante di come un corretto investimento immobiliare possa convivere in stretta simbiosi con un eccellente campo da golf, consacrato a livello internazionale dall’Open d’Italia femminile, qui ospitato per tre edizioni dal 2005 al 2007. Disegnato dall’architetto David Mezzacane, nel settembre del 1997 sono state aggiunte alle originarie 18 buche altre nove, per opera di Fabiano Rebecchini. Entrambi sono tracciati tecnici ma con green ampi, capaci di divertire giocatori di ogni livello anche grazie ai numerosi tee disponibili. Incontriamo il direttore generale Paolo Bellé e con lui scambiamo due chiacchiere sulla situazione generale del circolo. “Parco de’ Medici nasce in una zona di Roma in cui non c’era nulla - ci racconta - e dove anche la previsione imprenditoriale più lungimirante sembrava un azzardo”. Oggi l’area è un importante polo della città e ospita  tra l’altro la sede più grande di Telecom Italia, il Warner Village e lo Sheraton, il più grande branding hotel in Italia, con ben 836 camere disponibili, 54 sale meeting, cinque sale banchetti, congress center, fitness e un campo da golf di 27 buche. Nel 1992 nasce Sheraton Golf, il primo albergo, con 300 camere. Nel 2000 è la volta del Warner Village e nel 2003 Sheraton Golf apre altre 300 camere con la seconda struttura; poi l’inaugurazione nel 2008 dell’ultimo albergo, con altre 226 stanze a disposizione. In cantiere c’è un’idea di sviluppo del campo, con ulteriori nove buche che porterebbero il circolo a disporre di due percorsi da campionato. Il salto di qualità è giunto con l’accoppiamento al brand Sheraton: “Siamo diventati in pochissimo tempo un campo con destinazione turistica - precisa Bellè - e rapidamente si è sviluppato il concetto di creare pacchetti di golf e non solo. Abbiamo la possibilità di offrire un albergo con un marchio importante, un campo da golf di ottimo livello e il tutto a Roma, una delle destinazioni più richieste al mondo”.
Attualmente il circolo conta su circa 500 soci ma la filosofia non è quella di cercare a tutti i costi nuovi tesserati, anzi: “Siamo riusciti a instaurare un buon rapporto tra i soci e la struttura alberghiera; negli ultimi cinque anni abbiamo fatto grandi passi in avanti e oggi siamo una sinergia importante, con il commerciale che vende golf esattamente come una stanza o un banchetto, e il circolo che si rende conto dell’importanza dell’albergo”. 
Attualmente sono impegnate circa 500 persone, di cui una trentina dedicate solo alla gestione del golf club. “Ogni anno investiamo mediamente tra i 100 e i 200mila euro sul campo; abbiamo rifatto tutti i contenimenti dei bunker e stiamo completando le stradine asfaltate su tutto il tracciato. Sempre lo scorso anno è stato rifatto l’impianto elettrico dell’intera area, mentre quest’anno abbiamo rinnovato gli interni, il ristorante, accorciato una buca e rifatto l’arredamento del campo”.
A differenza della stragrande maggioranza dei club italiani in carenza di visite nei giorni lavorativi, Parco de’ Medici colpisce per la sua vivacità infrasettimanale. “I nostri soci frequentano molto anche durante la settimana - ci racconta Bellè - poi ci sono i turisti del golf e un buon 20-30% è rappresentato da manager che vengono qui per organizzare pranzi di lavoro nella pace e nell’informalità della club house. Il club romano è da molti anni ormai una delle sedi più richieste per ospitare tappe o finali dei più prestigiosi circuiti nazionali; per scelta le gare vengono disputate solo la domenica in modo da non intasare il campo e lasciarlo disponibile anche per i clienti dell’albergo. L’obiettivo nell’immediato futuro è il completamento del restyling della prima struttura alberghiera, lo Sheraton Golf 1, che dovrebbe terminare con i primi di agosto. “Mediamente in Italia le inaugurazioni avvengono con un ritardo di sei mesi; noi abbiamo invece sempre aperto secondo le scadenze fissate, se non addirittura in anticipo. Il primo albergo aveva bisogno di un intervento per restituirgli freschezza e comfort di livello, per questo stiamo rifacendo non solo le camere, ma praticamente tutto, dagli impianti elettrici a quelli meccanici, dagli scarichi alle porte fino agli accessori. E sono convinto che anche questa volta tutto sarà pronto per la data annunciata”.
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