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The Open: la 11, la buca killer degli score

Di Isabella Calogero

E’ il lungo par 4 delle seconde nove a mietere il maggior numero di vittime: qui vi spieghiamo il perché

A giudicare dagli score del primo giro, non è stato tanto il rinomato par 3 della 8, la Postage Stamp, a sotterrare le speranze dei giocatori. Piuttosto, dopo le prime 18 buche, il titolo di “score killer” va al lungo par 4 della 11, la buca chiamata “Railway” per via della ferrovia che scorre a pochi metri –praticamente tatuata- dal rough di destra e dal green.

Nata come par 5, nel 1997 la buca è stata modificata e trasformata in un par 4 da brividi da 490 yards, con un drive dall’atterraggio cieco e un fairway largo come un corridoio senza grandi possibilità di appoggio. Il tee shot è reso ancora più complesso dal vento che generalmente spira da sinistra verso destra, direttamente nei vagoni dei treni in passaggio.

Arnold Palmer la giudicò nel 1962 come la “buca più pericolosa che abbia mai visto”; Jack Nicklaus, al suo debutto nell’Open Championship, vi marcò un sonoro 10, dopo aver draivato nei cespugli, aver colpito un air shot e aver spedito il colpo successivo out of bounds sui binari. Da allora decise di giocarla con un ferro 2 dal tee, per poi aggiungervi un altro ferro 2: ma ai tempi la buca era più corta di quanto sia oggi.

Ora: Richiedendo un tee shot dall’atterraggio cieco, la 11 fa entrare in gioco più di ogni altra buca qui a Troon la fiducia del giocatore.

Sul Tour, in giro per il mondo, se ne giocano tanti di drive del genere, ma ogni volta un paio di pensieri in più entrano all’ultimo secondo e non desiderati nella testa dei campioni, finendo con l’inficiare il ritmo dello swing. Il problema è che qui sbagliare di qualche metro può costare un triplo bogey, come purtroppo è accaduto al nostro Manassero nella giornata inaugurale.

Rory McIlroy qui si accontenterebbe di quattro par di fila, mentre Billy Horschel, che è convinto che la 11 sia la buca chiave del torneo, sostiene che i mancini sarebbero favoriti nel tee shot perché danno le spalle alla ferrovia a destra e possono farsi aiutare dal vento.

Guarda caso, dopo 18 buche è proprio un mancino, Mickelson, a essere in testa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 15 luglio 2016
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