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The Open: Kjeldsen, accettare è il segreto per vincere

Di Isabella Calogero

Due chiacchiere con il piccolo danese, a meno 7 dopo 36 buche

Prima dell’inizio del torneo, il mental coach di Zach Johnson aveva rivelato che la sola parola che voleva che il suo protégée avesse ben stampata in mente colpo dopo colpo fosse “pazienza”. Perché si sa, perderla significa perdere la battaglia. E perdere la battaglia, qui significa perdere i sogni di gloria che la Claret Jug comporta.

Oggi il piccolo danese Soren Kjeldsen ha spiegato invece che nella minuscola bolla di serenità che si è creato dopo aver toccato il punto più basso della sua carriera nel 2014, “accettazione” è il termine segreto che a inizio 2015 ha iniziato a ripetersi non solo per giocare meglio, ma anche per vivere una vita in pace con se stesso.

“Tutti abbiamo paura di qualcosa –mi ha detto- anche i grandi campioni hanno un punto debole nel proprio gioco di cui hanno timore. Il mio era il tee shot. Ed era duro, durissimo vedere gli altri ragazzi draivare a 320 yard senza alcun problema mentre per me estrarre il driver dalla sacca era diventato l’inferno. Bene: ho capito che dovevo scendere a patti con i miei fantasmi e accettarli, accoglierli invece che scacciarli. Tutto accade, nella vita come in un giro di golf, per un qualche motivo. L’importante è imparare sempre una lezione da ogni situazione che ci tocca affrontare”.

Dunque, accettare e imparare. Che non significa subire. Significa soprattutto imparare a volersi bene. Significa camminare a fianco degli ostacoli poggiati sul proprio cuore guardandoli in faccia, per imparare a conviverci senza perdere mai il rispetto per se stessi.

Oggi, nella pioggia e nel freddo di Troon, Soren ha marcato un 68 che gli vale il meno 7 dopo 36 buche dell’Open Championship. Perché –dice- ha imparato a godersi le guerre mentali che un torneo come questo comporta. Perché aver superato la sua guerra interiore gli ha insegnato che quelle esterne sono solamente un parco giochi e non certamente un campo di battaglia di cui aver paura.

Puoi vincere, gli ho chiesto? “Posso fare qualsiasi cosa. Sono un sopravvissuto, io”.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA 15 luglio 2016
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