Ryder Cup: conosciamo Rafa Cabrera Bello

Di Isabella Calogero

Quattro chiacchiere veloci con lo spagnolo, uno dei rookies più attesi nel team europeo in Minnesota

E’ uno spagnolo atipico Rafa Cabrera Bello: è infatti l’unico dei grandi iberici che da anni ha scelto di lavorare con un coach lontano da casa, più precisamente con quel David Leadbetter il cui nome in campo pratica è un’assoluta garanzia di solidità di swing. Eppure, nonostante la lontananza, i fatti, che poi sono gli unici aspetti che contano sempre, hanno dato ragione al bel Rafa, tanto che, da quando lo spagnolo ha iniziato questa collaborazione transoceanica, i suoi risultati sono migliorati così tanto di stagione in stagione, da essere arrivato quest’anno sino alla convocazione nel team europeo di Ryder Cup. Eppure il segreto dietro questi continui exploit pare essere molto semplice, quasi banale:

“Il lavoro, quello sodo, davvero sodo: non esistono alternative per ottenere grandi risultati. David mi ha insegnato a lavorare moltissimo e ha voluto che lo facessi su tutti i cambiamenti dello swing che nel tempo abbiamo affrontato insieme. E alla fine il lavoro costante, serio e continuo paga sempre. Quindi, sì, direi che da David ho appreso questo, soprattutto: l’etica del duro lavoro”.

E da suo padre, invece, qual è il miglior consiglio che ha ricevuto?

“Mio Dio, da lui ne ho ricevuti così tanti che è difficile dire! Però in generale mi ha sempre ripetuto di credere nel mio golf e soprattutto di non arrendermi mai”.

Negli anni lei ha ascoltato entrambi così tanto che alla fine è migliorato di stagione in stagione…

“Sì, e credo che questa sia di gran lungo la mia migliore annata di sempre. Non ho ancora una vittoria all’attivo, ma ho un mucchio di top 5 e top 10 e la mia peggior performance dell’anno per ora è il 39° posto dell’Open Championship e comunque anche in quell’occasione, prima del quarto giro, ero appena fuori dai primi dieci. Diciamo che mi sento in forma come non mai, sia tecnicamente, che mentalmente, che fisicamente”.

Per tenersi in forma, lei pratica molto surf…

Surfare è la mia uscita d’emergenza da golf, perché quando sono in acqua la mia mente dimentica tutto lo stress del lavoro e mi aiuta a connettermi con la natura, qualcosa che amo realmente. E poi, in qualche strano modo, il surf ha dei punti di contatto con il golf: quando provi a catturare un’onda, è come quando tiri un colpo. Devi andare a prendertela senza aver alcun timore, anche se l’onda è grossa, piuttosto devi pensare a divertirti. Se si usa lo stesso approccio col golf, si ottengono grandi cose”.

Lei si chiama Rafa come Nadal: a parte il fatto di essere entrambi spagnoli, cosa pensa che voi due abbiate in comune?

“No, no, fermi tutti: è lui che ha in comune con me il nome (ride NdR)! A parte gli scherzi, direi che godiamo entrambi di una buona forma fisica e poi lui pare essere un ragazzo molto carino, quasi alla mano, che è la stessa cosa che spero si dica di me. In realtà non l’ho mai incontrato, per cui non posso dire di essere suo amico, ma da lontano, vedendo come si comporta, questa è la prima impressione che Nadal riesce a dare di se stesso: la disponibilità”.

Lei è soprannominato Jesus per la sua bellezza…

“Non lo sapevo, davvero. Sono fortunato, evidentemente”.

Ecco, ma questa sua bellezza l’ha mai distratta dal golf?

“Assolutamente mai. Giuro!”

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA 30 settembre 2016
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