Open d’Italia: il tallone di Westwood

Di Isabella Calogero

Non è al massimo della forma l’inglese di Worksop, che sta lottando contro un problema di backswing che gli crea difficoltà dal tee

Nel mondo dei pro del Tour (ma non solo), tirare il drive più forte degli avversari è come per una donna avere il fisico più sodo delle altre. Inutile girarci intorno.
Ora: invecchiare fa già schifo, ma, se sei un giocatore professionista di golf, è pure peggio. Soprattutto invecchiare diventa peggio quando inizi per la prima volta a essere overdrivato dai compagni di gioco.
Chiedetelo a Lee Westwood.
L’inglesone, 43 anni e fisico solido come uno scaldabagno, per la prima volta in carriera inizia a essere metrato dai drive dei suoi giovani rivali.
Sarà qualche acciacco in più nella schiena, sarà il clima umido di Monza che certo non aiuta i post-quarantenni, sarà quel che sarà, ma come già era successo a Crans in occasione dell’Omega European Masters, anche all’Open d’Italia il buon vecchio Lee si è visto passare dai tee shot dei suoi compagni di gioco. Ma, anche se psicologicamente fa male, non è solo questo il problema del gioco di Westwood. Vedere le statistiche per capire: la percentuale dei drive in pista gira intorno al 50%, mentre è circa del 65% (contro i 74% degli anni buoni) quella dei green presi in regulation. E con le difficoltà nell’approccio che hanno sempre minato la sua carriera, voilà, ecco spiegati i motivi degli score sbiaditi dell’inglese.
Dunque, al netto degli acciacchi dovuti all’usura anagrafica, esiste anche un problema tecnico alla base dei drive sfocati di Lee: per ovviarlo, Westwood ha giocato al Golf Milano con il tallone destro leggermente alzato lungo l’arco dello swing. Non lo appoggiava né all’address, né tanto meno all’apice del backswing. Il motivo? Cercare di ruotare maggiormente sull’asse della spina dorsale, senza spostarsi verso destra durante la salita del bastone.
I dilettanti della domenica chiamano questo difetto “sway” o “lateral sway”; i pro invece evitano di dare un nome ai problemi focalizzandosi solo ed esclusivamente sul target da ottenere: un’inerzia più veloce. Più metri. Più distanza.

Comunque taglio mancato per Westwood: in fondo il tallone resta un problema dai tempi di Achille.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 17 settembre 2016
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