Open d’Italia: gioco fermo, si chiacchiera

Di Isabella Calogero

Si conclude il primo giro e si riparte con il secondo, ma le continue interruzioni dovute al maltempo costringono i giocatori ad aspettare in club house. E allora si parla del più e del meno

Ciò che un tempo nel golf era eresia, oggi è un quasi dogma. Complici il miglioramento dell’attrezzatura e la differente preparazione atletica, nel golf moderno sempre più swing presentano un apice di backswing con la faccia del bastone chiusa.

Ora: prendete Matthew Fitzpatrick, l’inglesino tutto mento e poco più, quel tipino slavato che dal tee svernicia la palla tanto la scaglia lontano e cha a fine settembre, a soli 22 anni, si giocherà la sua prima Ryder Cup.

Bene: braccia neutre, bastone chiuso all’apice del backswing e velocità dei fianchi al fulmicotone. È questa la sua ricetta di swing.

Se infatti un tempo i fianchi dei giocatori all’impatto erano ruotati verso il bersaglio di 30°, oggi lo sono di 45°. Addirittura 50° nel caso estremo di Dustin Johnson. E lo sono perché nel backswing la faccia del bastone oggi è chiusa, anzi, chiusissima. E la faccia del bastone è chiusa, anzi chiusissima, perché così facendo la pallina viaggia con un angolo di lancio più penetrante e con meno spin. Tradotto: vola più lontano.

“Oggi – spiega Cristiano Cambi, preparatore atletico di fama nazionale- si tende a lavorare per ottenere nello swing un’inerzia più veloce. Lo stesso Phil Mickelson, nonostante la sua età, ha saputo allungarsi di qualche yard grazie al lavoro svolto quest’anno sulla rotazione dei fianchi: nello swing ora i suoi piedi sono più fermi, ma i fianchi si muovono più velocemente”.

Dunque, parafrasando un concetto matematico, la velocità dei fianchi nello swing sta al bastone chiuso come il parmigiano sta al ragù. È la morte sua.

Ma tutto questo non potrebbe accadere se alle spalle non ci fosse una preparazione atletica capillare. Non è un caso infatti se negli anni la Physio Unit dello European Tour è passata dall’essere un semplice van medico a una vera e propria palestra ambulante

Prendete sempre Fitzpatrick: la sua distanza media negli anni è passata dalle 271 yards del 2014 alle 280 di oggi. Certamente grazie alla sua inconsueta mobilità dei fianchi, ma grazie anche a un lavoro quotidiano svolto in palestra.

“Matthew –continua Cambi- svolge da almeno due anni un programma di potenziamento muscolare simile a quello di Rory McIlroy, con una crescita ponderata e lenta della massa magra”. Ma questo gli è reso possibile anche dalla International Sport Management di Chubby Chandler che a ogni torneo mette a disposizione dei propri giocatori una vera e propria manna sotto forma di tre coach e un preparatore atletico. Ora: Chubby e i suoi uomini stanno cercando il talento più talentuoso del vivaio italiano. Vogliono un azzurro capace di rappresentare l’Italia nella Ryder del 2022. Chissà che non lo trovino qui all’Open d’Italia.

 

 

 
© RIPRODUZIONE RISERVATA 16 settembre 2016
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