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Masters: Spieth crolla, trionfa Willett

Di Andrea Ronchi

Il vincitore del 2015 sembrava imprendibile,
ma il quadruplo bogey alla 12 ha dato via libera
al 28enne di Sheffield. Cinque inglesi nei primi dieci

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QUARTO GIRO – Alla fine ha vinto Danny Willett. 28 anni, inglese di Sheffield, ha rischiato di non essere al via del Masters 2015 perché, con la moglie in attesa di un figlio, aveva dichiarato che sarebbe rimasto a casa se il piccolo non fosse nato prima del major. E invece Zachariah è arrivato il 30 e Danny, d’accordo con la moglie Nicole (con cui si è sposato nel 2013), è volato ad Augusta.

Willett (-5, 70 74 72 67) è il secondo inglese a imporsi nel Masters. Il primo e unico finora era stato Nick Faldo, che aveva indossato la giacca verde per ben tre volte (1989, 1990 e 1996). Ma tutta la classifica di quest’anno è decisamente “British” visto che secondo è giunto Lee Westwood, quarto Paul Casey, settimo Matthew Fitzpatrick e decimo Justin Rose. Danny ha segnato il miglior risultato dell’ultimo giro (67) proprio insieme ai connazionali Casey e Fitzpatrick, meritando senz’altro il titolo con cinque impeccabili birdie e nessun bogey sulle ultime 18 buche.

È però altrettanto vero che Jordan Spieth ha letteralmente buttato in… acqua una vittoria che, al giro di boa di metà gara, sembrava scontata. I quattro birdie consecutivi dalla 6 alla 9 gli avevano regalato un vantaggio di ben cinque colpi e, visto il suo stato di grazia con il putt, si poteva pensare a un finale in discesa. Invece sono arrivati prima i due bogey alla 10 e alla 11 e poi si è consumato il dramma della 12. La celebre Golden Bell, par 3 più corto del campo, gli è stata fatale. Corto con il tee shot, è finito nell’ostacolo e ha poi ripetuto l’errore dopo il droppaggio davanti all’acqua, con un incredibile flappa. Il quinto colpo è finito in bunker e Spieth è così riuscito a farcela solo segnando un pesantissimo sette sul suo score. Con grande determinazione ha tentato di rientrare in gioco ma, sul colpo determinante alla 16, il putt non l’ha aiutato a raccogliere un terzo birdie dopo i due alla 13 e alla 15, che avrebbe completamente riaperto i giochi. Jordan è così finito secondo, pari merito con Westwood, a tre colpi da Willett, segnando comunque un altro risultato da podio nel suo fantastico ruolino di marcia al Masters. In tre partecipazioni, una vittoria e due posti d’onore.

Altra terribile sconfitta per Dustin Johnson, anche stavolta a un passo dal successo ma forse incapace di reggere la tensione delle ultime buche, dove ha sbagliato putt non impossibili e subito un doppio bogey determinante alla 17. DJ ha chiuso al quarto posto, in compagnia di Casey e J.B. Holmes. Da citare ancora le grandi prestazioni di Kjeldsen e Matsuyama, settimi con Fitzpatrick, mentre McIlrouy e Day, troppo imprecisi sul green, si sono piazzati al decimo posto con il già citato Rose, Daniel Berger e Brandt Snedeker.

TERZO GIRO – Al termine della buca 16, sembrava tutto deciso. Jordan Spieth aveva preso il largo con quattro colpi di vantaggio. Su un percorso che si stava dimostrando più difficile che mai, quel vantaggio sembrava un gruzzolo sufficiente per tenere il 23enne campione texano al riparo da grandi sorprese nell’ultima giornata. Ed invece è stato proprio Spieth a riaprire i giochi. Con due decisi slice sul colpo dal tee, Spieth si è trovato in grande difficoltà alla 17 e 18. Un bogey e un doppio bogey gli hanno fatto perdere ben tre colpi e ridurre a una sola lunghezza il suo vantaggio sull’inaspettato Smylie Kaufman e a due sul fantastico Bernhard Langer e Hideki Matsuyama. 

Kaufman, 25enne di Birmingham (Alabama) con un titolo conquistato in questa stagione (Shriners Hospitals for Children Open), unico a scendere sotto i 70 colpi (69, -3) in un turno ancora una volta disputato con il vento a farla da protagonista indesiderato, è stato la sorpresa, ma i titoli di copertina vanno sicuramente al tedesco Bernhard Langer, che a 58 anni avrà la possibilità di competere per la “giacca verde”, simbolo del vincitore di Augusta, grazie a un ottimo 70 (-2) che l’ha proiettato dal 15° al terzo posto con 215 (-1) insieme al coriaceo giapponese Hideki Matsuyama, uno solido e che non arretra davanti a nulla.

La frenata di Spieth ha riaperto la porta all’australiano Jason Day, leader del World ranking, quinto con 216 (par) insieme con Dustin Johnson, che proverà a togliersi di dosso l’etichetta di giocatore incapace di gestire la pressione nel finale di un major, e con l’inglese Danny Willett.

Altro evento inatteso, tra le tante emozioni, il crollo del nordirlandese Rory McIlroy, terzo nella graduatoria mondiale, franato dalla seconda all’11ª posizione con 218 (+2) dopo un devastante 77 (+5) e rianimato in extremis proprio dalle disavventure di Spieth. E’ un po’ lontano e le previsioni meteo, ossia ancora vento anche se forse meno forte, lasciano pochi spazi all’eventualità di uno score miracoloso del quale avrà sicuramente bisogno.

Jordan Spieth, che da sette giri è in vetta al Masters, compresi i quattro che lo hanno portato al titolo lo scorso anno, il massimo nella storia del major, ha siglato un 73 (+1) nato da un singolare mix di colpi sbagliati e prodezze. Due birdie e un bogey in uscita per un parziale di 35 (-1), poi una pazza altalena con un doppio bogey alla 11ª, tre birdie nelle successive quattro buche che sembravano aver messo in ghiaccio il titolo,  quindi gli incubi sulle ultime due, come detto con bogey e doppio bogey.

“Mi sono espresso meglio di quanto non dica lo score – ha affermato – e ho ritrovato il feeling con i ferri che era stato il mio tallone d’Achille per metà gara. Il finale, però, è stato davvero amaro: avere un vantaggio di quattro colpi e poi ritrovarsi d’improvviso con uno solo è difficile da ingoiare. Sono in testa da 54 buche e se me lo avessero pronosticato all’inizio della settimana sarei stato più che felice, ma in questo momento i miei sentimenti sono piuttosto contrastanti. Non so che cosa sia successo nelle ultime due buche. Ho eseguito i due drive allo stesso modo degli altri precedenti, che erano andati bene, e invece sono venite fuori due palline tra gli alberi con le conseguenze che avete visto. Ora la situazione è veramente complicata”. In caso di successo Spieth tornerebbe numero uno mondiale solo con Day classificato dopo il quinto posto, mentre l’aiuterebbe a infilare la giacca verde Bubba Watson, Masters Champion nel 2014.

Il montepremi è di 10.000.000 di dollari, pari a quello di altri due prossimi major, l’US Open e il PGA Championship, e inferiore solo a quello del The Players Championship (12-15 maggio), il più ricco in assoluto con 10.500.000 dollari. A Willett una prima moneta di 1.800.000 dollari e, ovviamente, una preziosa Giacca Verde.

SECONDO GIRO – Jordan Spieth, numero due mondiale e campione uscente, ha mantenuto la leadership con 140 colpi (66 74, -4) nell’80° Masters Tournament, il primo major stagionale che si sta svolgendo sul percorso dell’Augusta National GC (par 72), ad Augusta in Georgia.

In una giornata dalle condizioni molto difficili per il forte vento si è portato dal nono al secondo posto con 141 (70 71, -3) il nordirlandese Rory McIlroy, numero tre del world ranking e uno dei soli quattro concorrenti capaci di scendere sotto par (parziale di 71, -1), fornendo al torneo ulteriori contenuti molto interessanti per le ultime 36 buche. Naturalmente, anche se al vertice ci sono due dei tre più attesi protagonisti, perché il terzo, l’australiano Jason Day, 15° con 145 (+1), almeno per ora è un po’ indietro, i giochi non sono certo chiusi.

Sono in corsa ancora in tanti, a iniziare da Scott Piercy e dal neozelandese Danny Lee, terzi con 142 (-2), per proseguire con Brandt Snedeker, con il danese Soren Kjeldsen e con il giapponese Hideki Matsuyama, che è apparso uno dei giocatori più determinati e in forma, quinti con 143 (-1). Hanno chances anche i classificati all’ottavo posto con 144 (par): Dustin Johnson, Daniel Berger, lo spagnolo Sergio Garcia, l’inglese Danny Willett, l’irlandese Shane Lowry, il thailandese Kiradech Aphibarnrat e il dilettante Bryson DeChambeau, vincitore dell’US Amateur, che sull’ultima buca ha perso la seconda posizione per un triplo bogey da inesperienza (72, par).

Anche se non sta esprimendo un gioco convincente Jason Day può ancora riproporsi, ma a questo punto dipenderà anche dal ritmo di chi lo precede. Hanno ceduto gli inglesi Paul Casey e Justin Rose, 23.i con 146 (+4) dopo un 77 (+5) realizzato da entrambi, e dovrà rassegnarsi a subire la tradizione negativa del “Par 3 Contest” Jimmy Walker, stesso score, il quale si affiancherà a tutti i vincitori della gara-spettacolo che anticipa il Masters sin dal 1960 e mai in “giacca verde” nello stesso anno. Irrimediabilmente staccati Keegan Bradley, l’inglese Ian Poulter e lo svedese Henrik Stenson, 33.i con 147 (+3), l’australiano Adam Scott e il thailandese Thongchai Jaidee, 42.i con 148 (+4), Patrick Reed, il tedesco Martin Kaymer e il sudafricano Louis Oosthuizen, 47.i con 149 (+5), e Bubba Watson, ultimo dei 57 rimasti in gara con 150 (+6).

Hanno lasciato la compagnia Phil Mickelson, 58° con 151 (+7), il sudafricano Charl Schwartzel, Zach Johnson e Tom Watson, 66 anni e applaudito per tutto il percorso, 63.i con 152 (+8), il deludentissimo Rickie Fowler, Jason Dufner, il sudafricano Ernie Els, il nordirlandese Graeme McDowell e il fijiano Vijay Singh, 69.i con 153 (+9).

Jordan Spieth, al terzo Masters in carriera (secondo nel 2014 alle spalle di Bubba Watson e, come detto, campione uscente), ha segnato per la prima volta su dieci giri un punteggio sopra par (74, +2). In vetta dopo il turno iniziale con un 66 (-6), è partito con due birdie, ma un doppio bogey alla quinta buca è stato l’antefatto di un cammino piuttosto sofferto, pure se proseguito sempre al comando. Dopo un terzo birdie all’8ª sono arrivati  due bogey di fila. Il birdie alla 15ª lo ha riportato in par, con tre colpi di margine su McIlroy, ma altri due bogey (16ª e  17ª) hanno praticamente rimescolato tutte le carte.

“Oggi – ha detto al termine il 23enne texano di Dallas – è stata veramente dura. La partenza, per la verità, è stata da sogno, poi però il vento, con le sue raffiche mutevoli, e le condizioni del campo che sono cambiate nel corso del pomeriggio mi hanno indotto a pensare che il par sarebbe stato un buon risultato. Non è avvenuto, ma a conti fatti sono ancora in testa. Domani dovremmo incontrare le stesse difficoltà, se non maggiori, e il modo migliore di affrontarle sarà di far finta che stia cominciando un nuovo torneo e provare a battere soprattutto il campo. Si, giocherò insieme a McIlroy. Abbiamo effettuato insieme le prime 36 buche nella scorsa stagione e sarà sicuramente un round molto divertente, ma non ci saremo solo noi. Io credo che chiunque tra i primi 23 in classifica, con una prestazione sopra le righe, possa emergere”.

Rory McIlroy ha firmato lo score più basso insieme a Dustin Johnson, a Daniel Berger e a Troy Merritt (stessa posizione di Jason Day). Una prodezza se pensiamo che solo in dodici hanno ottenuto il 72 del par, mentre gli altri 73 contendenti sono andati sopra e molti anche abbondantemente. Il nordirlandese ha recuperato tre colpi a Spieth con parecchia sofferenza in avvio (due birdie, un doppio bogey e un bogey in sequenza dalla 2ª alla 5ª buca) e con un bel recupero nel finale con tre birdie nelle ultime sei buche dopo un altro bogey.

“I punteggi sono abbastanza eloquenti – il commento del quasi 27enne nordirlandese, che imponendosi nel Masters completerebbe il “grande slam” avendo già nel palmares gli altri tre major – per sottolineare le difficoltà odierne. Superate le prime nove buche con qualche danno, ma relativo se penso ai problemi che hanno creato, mi sono detto che avrei dovuto procedere pensando solo a salvare il par e a sfruttare i par cinque. Sono stato in grado di farlo e poi ho chiuso con un gran putt alla buca 16. Quello è stato un autentico bonus. Sono veramente contento perché mi trovo nella posizione ideale per affrontare gli ultimi due giri”. Jason Day si è espresso con un 73 (+1) dopo due colpi guadagnati a metà strada (tre birdie e un bogey) e tre bogey nel resto del tracciato.

Il montepremi è di 10.000.000 di dollari, pari a quello di altri due prossimi major, l’US Open e il PGA Championship, e inferiore solo a quello del The Players Championship (12-15 maggio), il più ricco in assoluto con 10.500.000 dollari.

Il Masters su Sky – La giornata finale dell’80° Masters Tournament sarà teletrasmessa in diretta, in esclusiva e in alta definizione da Sky sul canale Sky Sport 2 HD con collegamento domani, domenica 10 aprile, dalle ore 20 alle ore 1. Repliche: terza giornata: domenica 10, alle ore 7,30 (Sky Sport 2 HD); quarta giornata: lunedì 11, alle ore 7,30 (Sky Sport 2 HD), alle ore 14 e alle ore 21 (Sky Sport Plus HD). Commento di Silvio Grappasonni, Nicola Pomponi, Massimo Scarpa, Roberto Zappa e di Donato Di Ponziano.

PRIMO GIRO – Sei birdie e nessun bogey. Con 18 buche da manuale del Masters, Jordan Spieth, che difende la Giacca Verde conquistata lo scorso anno, scende a -6 e prende due incollature di vantaggio su tutto il gruppo. C’è ovviamente tantissimo golf ancora davanti ai pretendenti al titolo, ma l’intonazione del 22enne fuoriclasse del Texas sembra quella giusta per recitare una parte di primo piano. Sempre preciso e in grande controllo, Spieth ha chiuso con un birdie alla 18 che ha suscitato un vero boato fra la folla presente.

In classifica a -4 seguono il neozelandese Danny Lee e l’irlandese Shane Lowry, con cinque europei a -3: Casey, Rose, Poulter, Kjeldsen e Garcia. Finale in salita per Rory McIlroy (nono a -2), con bogey alla 16 e alla 18, ma soprattutto per Jason Day. Il numero uno delle classifiche mondiali perde addirittura quattro colpi fra la 15 e la 17 e chiude in par, al 21° posto, insieme a Stenson, Mickelson, McDowell e Langer.

Male Bubba Watson (+3), Adam Scott, Patrick Reed e Jason Dufner (+4), malissimo Rickie Fowler (+8), quest’ultimo già fuori gioco.

Il montepremi è di 10.000.000 di dollari, pari a quello di altri due prossimi major, l’US Open e il PGA Championship, e inferiore solo a quello del The Players Championship (12-15 maggio), il più ricco in assoluto con 10.500.000 dollari.

Il torneo su SKY Sport 2HD: venerdì 8, dalle ore 21 alle ore 1,30; sabato 9 dalle ore 21 alle ore 1; domenica 10, dalle ore 20 alle ore 1.

PROLOGO – In attesa che Jim Herman e l’australiano Steven Bowditch salgano sul tee di partenza dell’Augusta National GC, ad Augusta in Georgia, per dare il via giovedì 7 aprile all’80ª edizione del Masters Tournament, il primo major stagionale, si consumano gli ultimi giri di pratica e si spazia nel variegato mondo delle previsioni dei tecnici e delle buone intenzioni dei protagonisti.
Jason Day, appena tornato leader del World Ranking grazie a due successi consecutivi (Arnold Palmer Invitational e WGC Dell Match Play), si sta prendendo buona parte della scena. Ha vinto sei delle ultime tredici gare a cui ha preso parte e, a più riprese, si è alternato con Jordan Spieth sul trono mondiale, in una altalena che sicuramente è lungi dal fermarsi. I due sono considerati i più probabili candidati alla “giacca verde” – che sarà indossata dal vincitore – insieme al nordirlandese Rory McIlroy e all’australiano Adam Scott, ma il realtà si avverte la tendenza ad accreditare Day di qualcosa in più.

L’australiano, però, veste i panni del pompiere: “Suscita una certa emozione trovarsi ad Augusta come numero uno al mondo. Ad essere onesti, però, non credo di essere il favorito, perché ci sono tanti altri concorrenti in grado di vincere e, in particolare, mi riferisco a Spieth, a McIlroy e a Stenson, che stanno andando veramente bene, e anche a Mickelson, che su questo percorso si trova a suo agio. In fondo tale situazione è comunque un bene per lo spettacolo. I problemi alla schiena? Praticamente me li porto dietro da quando avevo tredici anni. Ogni tanto si affacciano dolori, come mi è successo nell’ultima gara, il WGC Dell Match Play, poi passano e magari tornano quando meno te lo aspetti. Ci debbo convivere, ma se chiedete in giro vi accorgerete che è qualcosa che riguarda buona parte dei giocatori”.

Jordan Spieth, campione uscente, iniziato l’anno con un successo (Tournament of Champions), ha poi perso smalto fino a subire il sorpasso di Day. In sostanza si nutre qualche perplessità sul suo conto, ma il 23enne di Dallas, invece, appare piuttosto sicuro e tranquillo: “E’ bello – ha detto – essere nuovamente qui dove l’anno corso ho vissuto momenti meravigliosi, ma indipendentemente da questo l’Augusta National ha comunque un fascino particolare. Come mi sento? Alla vigilia le cose vanno sempre bene: si percepisce fiducia, buona condizione, ma il difficile viene quando tutto ciò si deve portare sul campo. L’anno scorso sono arrivato con grandi aspettative, facendo leva sul secondo posto ottenuto nel 2014. Questa volta, a parte il titolo da difendere, ho anche l’esperienza di due major vinti. La tensione, comunque, non è diversa, ma non si può certo affrontare un impegno del genere senza sentirla”.

Differente l’approccio di Rory McIlory, numero tre mondiale smanioso di riprendersi quel primo posto nel ranking che per un certo tempo era sembrato al limite dell’inattaccabile. Nel giro di pratica di lunedì ha realizzato anche una “buca in uno” (alla 16ª, par 3, yards 170, ferro 7) facendo impazzire il pubblico che lo seguiva. “Ho avuto belle sensazioni – ha spiegato – dal mio gioco durante le prove. Il campo, che ho trovato in condizioni splendide, non ha subito praticamente mutamenti dallo scorso anno ed è il motivo per cui non ho ritenuto necessario venirlo a visitare prima. In questi giorni l’ho affrontato abbastanza rilassato, non sono andato a cercare colpi particolari e ho fatto il giusto, quello che occorreva. Generalmente, quando riesco a mantenere tale atteggiamento, poi esprimo nel torneo il gioco migliore. Naturalmente non vedo l’ora che inizi il Masters, ma mi ci sto avvicinando in maniera adeguata così da avere la carica necessaria quando occorrerà”.

Saranno al via 89 concorrenti provenienti da 24 nazioni, compresi 28 vincitori di major (16 Masters champions) e dieci giocatori che in epoche diverse sono stati numero uno mondiale. Saranno 38 i membri dell’European Tour. Per il secondo anno consecutivo non saranno presenti italiani, dopo che dal 2010 al 2014 ne erano scesi in campo almeno due con Francesco Molinari sempre presente.

Come ha detto anche Jason Day, la rosa dei possibili vincitori è molto ampia. Oltre al quartetto citato e allo svedese Henrik Stenson e a Phil Mickelson, indicati dallo stesso australiano, vanno ricordati anche Bubba Watson (due Masters nel 2012 e 2014), Rickie Fowler, Dustin Johnson, Zach Johnson, Patrick Reed, il sudafricano Charl Schwartzel, il tedesco Martin Kaymer, lo spagnolo Sergio Garcia e l’inglese Justin Rose.
Non tutti attraversano un buon momento, ma possono mandare all’aria ogni previsione ottimi elementi che in questo caso sembrano più appropriati per il ruolo di outsiders; Keegan Bradley, Jason Dufner, Matt Kuchar, il sudafricano Louis Oosthuizen, il giapponese Hideki Matsuyama, il nordirlandese Graeme McDowell, l’australiano Marc Leishman e il thailandese Thongchai Jaidee.

GIRI DI PRATICA – E’ ai nastri di partenza l’80ª edizione del Masters Tournament (7-10 aprile), il primo major stagionale che si svolgerà nella splendida cornice dell’Augusta National GC, il campo voluto dal mitico Bobby Jones ad Augusta in Georgia. Per il secondo anno consecutivo non saranno presenti giocatori italiani, dopo che dal 2010 al 2014 ne erano scesi in campo almeno due con Francesco Molinari sempre presente.

Farà da prologo al Masters il tradizionale Par 3 Contest (6 aprile), a metà tra gara e festa. L’evento non ha una buona fama: infatti da quanto è stato istituito (1960) nessun vincitore è mai riuscito a centrare il major nella stessa settimana. A vederla in maniera positiva è, però, vero che qualcuno lo ha fatto in anni diversi.

Difende il titolo Jordan Spieth, sceso da un paio di settimane al secondo posto della classifica mondiale, superato dall’australiano Jason Day grazie a due vittorie consecutive e di pregio (Arnold Palmer Invitational e WGC Dell Match Play). Sono due dei quattro giocatori che più ricorrono nelle previsioni della vigilia insieme al nordirlandese Rory McIlroy, numero tre del World Ranking, e all’altro australiano Adam Scott, numero 7, anch’egli in grande spolvero e con due titoli consecutivi conquistati a cavallo tra febbraio e marzo e altrettanto di valore (Honda Classic e WGC Cadillac Championship), anticipati da un secondo posto nel Northern Open.

In questo torneo Scott è stato battuto da Bubba Watson, che nelle considerazione è appena un gradino sotto, sia perché in buona forma, sia per i due Masters già al suo attivo (2012-2014) e anche per un possibile ricorso storico visto che sembra vincerne uno ogni due anni. Nella lista vanno accanto a Watson anche Rickie Fowler, Dustin Johnson, Patrick Reed, Phil Mickelson, che magari non ha la stessa loro condizione però vanta le credenziali di tre Masters conquistati, lo svedese Henrik Stenson e il sudafricano Charl Schwartzel, anch’egli vincitore stagionale sia nel PGA Tour (un titolo) che nell’European Tour (due). In una terza fascia di favoriti Zach Johnson, Keegan Bradley, lo spagnolo Sergio Garcia, il tedesco Martin Kaymer e l’inglese Justin Rose, tutti però poco brillanti fino ad ora.

Non mancano gli outsiders, o meglio forse dire i “guastatori” capaci di scompaginare i piani di tutti: ci riferiamo a Jason Dufner, Matt Kuchar, al sudafricano Louis Oosthuizen, al giapponese Hideki Matsuyama, al nordirlandese Graeme McDowell, all’australiano Marc Leishman e al thailandese Thongchai Jaidee. Non saranno in grado di vincere, ma avranno seguito e sostegno dal pubblico, Tom Watson, 66 anni, l’argentino Angel Cabrera, il fijiano Vijay Singh, l’inglese Lee Westwood, il tedesco Bernhard Langer e lo scozzese Sandy Lyle che a 58 anni disputerà per la 35ª volta il Masters (suo nel 1988), la 32ª consecutiva.

Alla gara prenderanno parte 89 concorrenti in rappresentanza di 24 nazioni, compresi 28 vincitori di major (16 Masters champions) e dieci giocatori che in epoche diverse sono stati numero uno mondiale. Saranno 38 i membri dell’European Tour. Il montepremi è di 10.000.000 di dollari, pari a quello di altri due major, l’US Open (16-19 giugno, Oakmont CC, Oakmont, Pennsylvania) e il PGA Championship (28-31 luglio, Baltusrol GC, Springfield, New Jersey) e inferiore solo a quello del The Players Championship (12-15 maggio, TPC Sawgrass, Ponte Vedra Beach, Florida), il più ricco in assoluto con 10.500.000 dollari.

Buca in uno di McIlroy – Rory McIlroy ha iniziato la settimana con il botto. Infatti nel corso del giro di pratica di lunedì 4 aprile ha realizzato una “hole in one” centrando dal tee la buca 16 (par 3, yards 170.) utilizzando un ferro 7. “Non credo di aver mai sentito un boato simile durante un turno di prova” ha detto il nordirlandese, che poi ha aggiunto: “Il gioco è stato soddisfacente e la hole in one il punto culminante”. Chris Wood, che giocava insieme a lui, ha commentato: “E’ stato un momento unico, anche un po’ folle con quelle grida. ed estremamente divertente”. A McIlroy manca solo il Masters per completare il “grande slam” avendo già vinto gli altri tre major (US Open, 2011, Open Championship, 2014, due US PGA Championship, 2012, 2014). Aveva avuto l’occasione di conquistarlo giovanissimo nel 2011, ma gettò al vento con un 80 finale un successo che sembrava scontato dopo tre giri.

Felicità Herman – E’ entrato nel field all’ultimo momento Jim Herman, 39enne di Cincinnati (Ohio), grazie al successo nello Houston Open, il primo in carriera. “E’ bello essere ad Augusta. Ventiquattro ore fa non lo pensavo nemmeno, poi nel Texas in diciotto buche tutto è cambiato: sono riuscito a battere giocatori di valore mondiale e ne sono estremamente orgoglioso. Ho trascorso la carriera tra Web.com Tour e PGA Tour e ho sognato tutta la vita di poter disputare questo torneo ed ora tale sogno si è avverato. E’ già tanto, ma adesso voglio fare qualcosa di buono. Quando gioco riesco a mantenere una certa calma e spero che accada anche qui”. Non è certo tra i favoriti e nel caso avrebbe anche la cabala sfavorevole: intatti nella storia del Masters solamente cinque giocatori hanno acquisito il titolo dopo essersi imposti nella settimana precedente. L’ultimo è stato Phil Mickelson il quale nel 2006 conquistò il secondo dei suoi tre Masters dopo aver sbancato sette giorni prima il BellShouth Classic.

Le speranze di Stenson – Abbastanza carico lo svedese Henrik Stenson. “La scorsa settimana prima di andare in Texas – ha detto – sono venuto qui e ho giocato le 18 buche in condizioni sicuramente diverse da oggi, senza pubblico e con tanta serenità. Mi hanno fatto bene perché poi ho trovato un buon feeling ad Humble anche se mi è mancata la vittoria per un colpo. Sto attraversando un ottimo periodo e ora arriva la parte più impegnativa, e anche bella, della stagione: con il mio gioco che sta andando nella giusta direzione credo di avere il morale giusto e la condizione idonea per pensare a un successo”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 10 aprile 2016
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