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Turchia: un McIlroy nuovo verso Dubai

Di Fulvio Golob

In un’intervista esclusiva, il fuoriclasse
nordirlandese racconta il momento difficile
e la sua voglia di vincere. Putt permettendo…

Rory McIlroy arriva martedì sera ad Antalya, proveniente da Dubai. È naturalmente lui la stella del Turkish Airlines Open e nonostante il poco tempo a disposizione, con prova campo e pro-am e show serale dalla terrazza dl Maxx Royal Hotel, si concede a una buona mezz’ora di domande in sala stampa. Da cui poi fugge di corsa – letteralmente – per non perdere il tee time. Primo al momento nella Race to Dubai, Rory rientra in gara in Turchia dopo il Frys.com sul Pga Tour di metà ottobre, che aveva rappresentato il suo ritorno in campo al termine di un’interruzione durata circa due mesi (PGA Championship). Il 26° posto conquistato due settimane fa in California ha lasciato qualche dubbio sul suo stato di forma e il Turkish Airlines Open è perciò un ottimo banco di prova per il numero 3 delle classfiche mondiali. Ecco il botta e risposta scaturito dalla conferenza stampa.

Il tuo bollettino medico?

Arrivati quasi a fine stagione, per fortuna non ho più problemi dal punto di vista fisico legati all’incidente di luglio. E come ho già detto, prometto solennemente di non giocare più a calcio durante la stagione agonistica. Mi riserverò qualche partita per i mesi invernali…

E sul piano del gioco?

Sto ritrovando poco alla volta anche la forma migliore dal punto di vista tecnico. Cerco di riportare il mio gioco dov’era prima dell’incidente e abbiamo fatto molti passi nella giusta direzione. Quella del rientro in gara al Turkish Airlines Open rappresenta un’altra opportunità per verificare a che punto sono arrivato. Vorrei essere in classifica con i migliori, con la possibilità di vincere.

Come giudichi la stagione 2015?

Una stagione buttata al vento, devo ammetterlo. Adesso sto cercando di finirla al meglio e certamente mi piacerebbe essere ancora primo nella Race to Dubai e vincere almeno un torneo sui tre che disputerò. Se non ce la dovessi fare, sarei davvero molto dispaciuto, anche perché mi serve un po’ di carica in vista della prossima stagione.

Potrebbe arrivare il tuo terzo successo nella Race to Dubai. Cosa significherebbe?

Molto, per me. Avevo avuto una grande chance nel 2009 e mi ero fatto soffiare il successo da Lee (Westwood, ndr). Ci sono riuscito dopo una fantastica stagione nel 2012, chiudendo forse come mai in una gara: cinque birdie a Dubai per vincere la gara e la Race. Credevo di avercela fatta anche l’anno scorso e invece poi, sul finale, Stenson è stato migliore di me. Insomma, ci terrei molto a fare tris. Soprattutto per il morale.

Sarebbe un modo di dire a Spieth e Day che sei tornato?

Direi di no. In realtà non penso alla classifica mondiale, non penso a loro due. Cerco solo di concentrarmi su me stesso, giocando meglio che posso. Credo di avere buone possibilità qui in Turchia, la prossima settimana in Cina e poi a Dubai.

Cosa pensi sia mancato al tuo gioco da quando hai ripreso dopo l’incidente?

Non sono riuscito a far finire la palla in buca nel minor numero di colpi possibile… Cioè mi sono incastrato con il putting. La palla adesso la colpisco bene, ma sul green finora non ho reso come voglio. Per questo sto lavorando un sacco con il putter: ore e ore di pratica. Attenzione alla routine e anche al’approccio mentale, cercando di semplificare un po’ le cose.

E come trasferirai questo allenamento in campo?

È senz’altro la parte più complicata. Se prendi 10 o12 fairway a giro e poi da 14 a 16 green, ti lasci un sacco di opportunità per giocare bene. E se entra anche il putt, allora possono essere giri da sette/otto sotto il par. Vedere entrare la palla in buca ti dà una grande forza. Alla fine è sempre questo l’aspetto più importante. Tutto quello che hai bisogno sul green è una testa sgombra da pensieri e pronta ad aiutarti.

Come ci si sente in un momento difficile come quello che hai attraversato?

Direi che non è certo stato peggio del 2013, quando invece ero uscito dai primi dieci e non riuscivo a ingranare. Allora è stato davvero difficile recuperare posizioni, anche se vincere a fine stagione in Australia mi aveva fatto un gran bene. Adesso invece sono comunque terzo e il ricordo delle grandi vittorie mi dà una mano. Se ci sono già riuscito, perché non dovrei farcela di nuovo?

© RIPRODUZIONE RISERVATA 28 ottobre 2015
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