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Bernhard Langer presenta l’Augusta National

Di Andrea Vercelli

Alla vigilia dell’80° Masters, il due volte vincitore della Giacca Verde e ambassador Mercedes-Benz ci presenta il campo buca per buca

Bernhard Langer conosce ogni filo d’erba dell’Augusta National, il campo che da giovedì 7 aprile ospiterà per l’ottantesima volta il Masters, il primo major della stagione. Vincitore delle edizioni 1985 e 1993, il tedesco ha fatto il suo esordio ad Augusta nel 1982 e quest’anno sarà alla 33esima partecipazione in carriera al torneo. Tra i giocatori europei solo Sandy Lyle può contare più apparizioni ad Augusta (34 lo scorso anno) sebbene Langer, 58 anni, conta più tagli superati dello scozzese e ha giocato quindi più giri di lui, 110 contro i 102 di Lyle. Nessun altro giocatore europeo nella storia del Masters ha giocato 100 giri al Masters. Qui di seguito vi presentiamo buca per buca l’Augusta National raccontato dal grande campione tedesco.

 

Buca 1. Tea Olive, 407 metri, par 4

La buca d’apertura all’Augusta National e un leggero dogleg a destra in salita. Un drive troppo a sinistra può finire nelle piante. La buca richiede un secondo colpo molto preciso a un green parecchio ondulato. Un approccio poco preciso può lasciare al giocatore due putt molto difficili.

Langer: “La priorità è evitare il bunker sulla destra del fairway con il tee shot, poi la direzione del vento vi farà capire quale bastone usare per raggiungere il green. Grande attenzione a non finire lunghi o a sinistra, l’ideale è trovarsi con un putt in salita.”

Buca 2. Pink Dogwood, 525 metri, par 5

Buca dogleg a sinistra in discesa raggiungibile in due. Ampi e profondi bunker proteggono il green, motivo per cui il secondo colpo richiede molta attenzione.

Langer: “La linea di gioco del drive è a sinistra del bunker di destra. Essendo in discesa il green è raggiungibile con il secondo colpo ma essendo stretto e complicato non è da scartare anche un colpo prima del bunker frontale oppure lasciarsi un pitching wedge pieno al green come terzo.”

Buca 3. Flowering Peach, 320 metri, par 4

Classico par 4 corto in salita. La maggior parte dei giocatori piazza il tee shot corto ai quattro bunker del green, per poi avere un colpo pieno; molto meglio poi finire lunghi che corti. La superficie del green pende da destra a sinistra, con una parte stretta nella zona sinistra protetta da un bunker. Alister MacKenzie, l’architetto dell’Augusta National insieme a Bobby Jones, era convinto che il design della buca 3 fosse vicino alla perfezione. Anche per questo motivo è quella dell’intero tracciato che ha subito meno cambiamenti nel corso degli anni.

Langer: “Un corto par 4 ma il green è profondo soltanto 10 metri nella parte sinistra. È quindi molto facile che il secondo colpo spinni indietro e rotoli giù corto all’inizio del green oppure che scappi lungo nella parte posteriore, quindi la precisione nel corto ferro è qui cruciale.”

Buca 4. Flowering Crab Apple, 219 metri, par 3

Par 3 tosto che richiede un ferro lungo e spesso si complica per un vento la cui direzione è ingannevole. Due bunker, uno corto a sinistra e uno corto a destra, difendono il green, che pende verso la parte anteriore.

Langer: “È un par 3 difficile perchè è complicato calcolare con precisione la distanza e l’altezza esatta del colpo dal tee. È meglio finire in uno dei due bunker frontali che passare la bandiera.”

Buca 5. Magnolia, 416 metri, par 4

Dogleg sinistra in salita a un green in discesa. I bunker del fairway sono profondi e posizionati in modo tale da richiedere un preciso tee shot. Per passarli ci vuole un carry di 288 metri dal tee. Il green pende dal fondo verso l’inizio e un bunker posteriore cattura i colpi troppo lunghi.

Langer: “Il green della 5 è davvero molto complicato così che più distanza si riesce a coprire dal tee maggiore possibilità si avrà sul secondo colpo di giocare un ferro corto e alto che si fermi subito appena atterrato. Un colpo praticamente perfetto può finire a 15 metri dalla buca.”

Buca 6. Juniper, 164 metri, par 3

Par 3 con tee sopraelevato a un green in basso ampio e ondulato. I differenti livelli della superficie del green dalla parte frontale al retro rendono la posizione della bandiera molto importante.

Langer: “Un grande par 3 ma forse troppo punitivo con la bandiera alta nell’angolo a destra del green. Io devo stoppare un lungo ferro dal tee in un’area di non più di 9 metri di profondità e 7 di ampiezza.”

Buca 7. Pampas, 411 metri, par 4

Il drive in questa delicata buca deve essere giocato nella prte centro-sinistra del fairway per poter avere un secondo colpo al green in salita con un lie in piano. Da qui, si gioca un medio-corto ferro ma è importante evitare I tree bunker davanti al green e i due dietro.

Langer: “Questa buca necessita un preciso e lungo tee shot tra le piante e poi la precisione diventa la chiave dell’approccio al green per cercare di atterrare nella parte destra piccola ed elevata.”

Buca 8. Yellow Jasmine, 521 metri, par 5

Un preciso drive è necessario per evitare il bunker del fairway sul lato destro di questa buca in salita. Il lungo e stretto green non ha bunker di protezione, è solo protetto da una serie di montagnole d’erba la più grande delle quali si trova sulla parte sinistra.

Langer: “Questo par 5 in salita è così lungo che difficilmente si riesce a raggiungere la parte destra del green con il secondo colpo. C’è poi una vistosa pendenza al centro del green così che anche l’approccio con il wedge richiede grande controllo e precisione.”

Buca 9. Carolina Cherry, 420 metri, par 4

Buca celebre soprattutto per il suo tremendo green che pende dal fondo verso l’inizio. I giocatori spesso drivano nella parte in basso a destra per evitare di mettere in gioco nel secondo colpo i due bunker di protezione al green sul lato sinistro.

Langer: “Il driver deve essere giocato con il draw da destra a sinistra sennò il tee shot finirà nelle piante di destra. Anche un colpo dal tee perfetto vi lascerà un secondo delicato, con un lie in discesa a un green in salita. Se il secondo colpo al green è corto la palla può tornare indietro in fairway anche di 60/70 metri.”

Buca 10. Camellia, 452 metri, par 4

Questo lungo par 4 in discesa presenta un bunker centrale prima del green a circa 65 metri. I giocatori cercano di drivare nella parte centro-sinistra del fairway per avere il miglior angolo d’attacco a un green che pende da destra a sinistra. Fino al 1935 era questa la buca 1 del campo. Tradizionalmente è considerata la buca più difficile dell’Augusta National.

Langer: “Altro tee shot che richiede una palla in draw per i giocatori destri. Il fairway pende verso sinistra e riuscire ad aiutarsi con la pendenza significa avere un secondo decisamente più corto al green. I problemi nella parte sinistra del fairway spesso arrivano dai rami sporgenti delle piante che posso stoppare il volo della palla sul driver.”

Buca 11. White Dogwood, 461 metri, par 4

La buca da dove inizia il celebre Amen Corner e dove il vento è spesso un fattore determinante. Il tee shot è in discesa da sinistra a destra. Un lago difende il green sulla parte sinistra mentre un bunker è strategicamente posizionato nella parte a destra in centro. Questa buca è celebre per in clamoroso chip imbucato da Larry Mize durante il playoff contro Greg Norman nel 1987.

Langer: “Era uno dei fairway più ampi ma con il tee che è stato da qualche anno arretrato e con le piante del lato destro è diventata una delle buche più dure dell’intero percorso. Con l’acqua in gioco sulla parte sinistra del green io di solito miro all’incirca a una decina di metri a destra del bordo destro del green e cerco di portarmi a casa un par.”

 Buca 12. Golden Bell, 141 metri, par 3

Una delle buche più celebri al mondo, è anche il più corto par 3 del campo. La selezione del bastone è qui cruciale e spesso complicata a causa di un vento spesso scostante. Si può passare da un ferro 6 a un 9 durante i quattro giorni del torneo. L’incombente presenza del Rae’s Creek di fronte al green e tre bunker strategicamente posizionati rendono imperativo che la palla atterri sulla superficie del green. Per raggiungere il green i giocatori attraversano il celebre ponte dedicato a Ben Hogan.

Langer: “Il green è angolato dal fronte sinistro al fondo a destra, così come il Rae’s Creek. A causa dei venti vorticosi presenti nell’Amen Corner concordo con Jack Nicklaus e gioco sempre oltre il bunker anche se l’area di atterraggio è profondo circa 8 metri.”

Buca 13. Azalea, 466 metri, par 5

Un tee shot accurato nel centro del fairway in questo secco dogleg a sinistra consente di poter giocare il secondo colpo al green difeso dal Rae’s Creek e dal vento che spesso soffia contro e da quattro bunker oltre. Il ponte dedicato a Byron Nelson si attraversa appena drivato dopo il tee.

Langer: “Amo questa buca, la classica in cui chi rischia viene premiato. Il tee shot deve girare noteevolmente verso sinistra facendo attenzione a non finire nel torrente, in questo modo si taglia la buca e si ha un secondo più corto al green da un lie più in piano.”

Buca 14. Chinese Fir, 402 metri, par 4

La prima difesa di questo par 4 senza bunker è un green a più livelli che pende in modo significativo da sinistra a destra. Seguendo un drive ben posizionato, il secondo colpo è di solito un ferro medio. Un fairway bunker una volta presente nella landing area sulla destra è stato rimosso dopo l’edizione del 1952, facendo di questa buca l’unica del percorso senza nemmeno un ostacolo di sabbia.

Langer: “Con il fairway che pende da sinistra a destra, anche qui un draw aiuta a posizionarsi nel miglior modo possibile per il secondo colpo. La direzione del vento e la posizione della bandiera determinano la scelta del bastone per il secondo colpo a uno dei green più complicati dell’intero percorso.”

Buca 15. Firethorn, 484 metri, par 5

Altro celebre par 5 raggiungibile in due colpi quando il vento è a favore. Un colpo ben giocato è necessario per superare l’ostacolo d’acqua in fronte al green e stare lontano dal bunker che protegge il green sulla destra. Gene Sarazen fece qui il celebre “colpo che si udì in tutto il mondo” quando nel 1935 imbucò con un legno 4 da 214 metri chiudendo in albatross la buca.

Langer: “C’è bisogno di due grandi colpi per raggiungere in due il green anche se è molto facile che la palla scappi via oltre. Opzioni di birdie sono possibili anche giocando un wedge di terzo con un preciso approccio. Una grande buca dove il rischio spesso premia il giocatore.”

Buca 16. Redbud, 155 metri, par 3

Si gioca interamente sopra l’acqua a un green sue due livelli difeso da tre bunker. La superficie del green pende drasticamente da destra verso sinistra e verso l’acqua; un tee shot preciso è necessario per avere chance di birdie. L’originale buca 16 di Alister MacKenzie assomigliava alla 12 ma si rilevò troppo facile per I giocatori del torneo fin dalle prime edizioni così nel 1947 fu creato un lago di fronte e il green fu mosso sulla destra.

Langer: “L’acqua su tutto il lato sinistro ti obbliga a mirare nella metà di destra del green ma questo ti può anche lasciare poi un putt delicato in costa soprattutto se la bandiera è bassa e a sinistra. Quello che cerchi qui è evitare di trovarti a puttare con le spalle alla buca…, cosa che può accadere più spesso di quello che si pensi.”

Buca 17. Nandina, 402 metri, par 4

La superficie del green a questo par 4 in salita presenta una sfida notevole visto che pende praticamente in ogni direzione. La posizione della bandiera in fondo a destra è particolarmente complicata. Sul lato sinistro del fairway a circa 190 metri da tee c’era il celebre Eisenhower Tree, pino che il 34esimo Presidente degli Stati Uniti chiese di rimuovere senza essere accontentato in quanto ci finiva regolarmente vicino ogni volta che giocava all’Augusta National. Nel febbraio del 2014 una tormenta di neve lo danneggiò a tal punto che fu necessario toglierlo.

Langer: “Questa buca è più lineare da quando è stato rimosso due anni fa l’Eisenhower Tree. C’è più spazio dal tee ma la buca può comunque diventare delicata soprattutto se si finisce troppo a destra”

Buca 18. Holly, 425 metri, par 4

Una delle più famose buche di chiusura al mondo, è un dogleg a destra in salita, protetta da due bunker nella parte sinistra del fairway. Un bel drive nel centro del fairway necessita poi un ferro medio a un profondo e stretto green, protetto da un bunker corto e da un altro delicato a destra.

Langer: “Questo tee shot è uno dei più lunghi e delicati nel golf, soprattutto quando si è sotto pressione. Un leggero fade è qui il colpo ideale a questo dogleg destro, poi si può avere in mano un ferro medio o anche qualcosa in più a seconda del vento verso un green rialzato e su due livelli. Si può avere una buona opportunità di birdie solo se si riesce a raggiungere il gradino della bandiera.”

Bernhard Langer è ambassador di Mercedes-Benz, global sponsor del Masters.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 04 aprile 2016
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