Menù francese a soli 59 euro

Di Fulvio Golob

Oltralpe i giocatori vanno ben oltre il milione, ma per acquisirne ancora la Federgolf ha messo in campo un paio di importanti promozioni 

L’appuntamento è per settembre 2018. In quel periodo la Ryder Cup atterrerà al National (nella foto), golf club della Federazione francese a Saint-Quentin en Yvelines, una manciata di chilometri da Versailles e meno di mezz’ora dal Boulevard Phériphérique di Parigi. Da quando, il 17 maggio 2011, l’organizzazione è stata conferita alla Francia, molte cose sono successe e meritano un approfondimento, per capire quanto la Ryder possa essere importante nello sviluppo e nella diffusione del golf.

I cugini d’oltralpe possono contare su un numero di giocatori molto più ampio del nostro, che secondo un’indagine voluta dalla loro Federazione (Etude Sportlab 2013) sfiora i due milioni. Si va da quelli che si divertono solo in vacanza, o due/tre volte l’anno vicino a casa, fino ai praticanti abituali (oltre 25 giri in 12 mesi). In questa grande massa di golfisti, 408mila sono anche iscritti alla Federgolf.

Scattata l’istantanea per chiarire di quali numeri reali stiamo parlando, veniamo a quello che è successo con l’investitura per la Ryder Cup. In parallelo con la candidatura è stato messo a punto un programma decennale, il “Plan 100 petits équipements”, per sfruttare l’eco mediatica del grande evento. In poche parole, il progetto riguarda la realizzazione in tutta la Francia di 100 “golf compact”, strutture piccole e agili, pubbliche, con costi molto bassi, per iniziare, allenarsi e migliorare il proprio livello di gioco. Dal debutto (2009) a oggi sono circa 70 i centri realizzati, grazie anche all’appoggio del Comitato Nazionale Olimpico (CNOSF), del Centro Nazionale per lo sviluppo dello Sport (CNDS), del Ministère de la Ville, de la Jeunesse et des Sports e di una pletora di altre organizzazioni ed enti che hanno contribuito dando una mano concreta alla Federazione.

L’obiettivo evidente è stato creare, soprattutto in zone ad alta densità abitativa, luoghi dove praticare il golf senza lacci e laccioli, in modo rapido e facile, poco lontano da casa e con una manciata di euro. Con questi campi pratica, supportati da alcune buche non troppo lunghe o pitch & putt, si aiuta inoltre la conservazione della biodiversità nelle periferie urbane e si supportano i grandi impianti di golf, creando nuovi giocatori. Il risultato parla di un aumento dei punti di gioco in Francia del 20%, con uno su dieci ormai del tipo “compact”.

E veniamo all’ultima iniziativa appena lanciata dalla Federazione francese sul sito ffgolf.org.  Si chiama “Pass Go for Golf” ed è partita lo scorso 19 marzo, come ci ha segnalato l’amico Romy Gai, general manager del Royal Park I Roveri di Torino. La nuova offerta coinvolge circa 300 club in tutta la Francia, come potete vedere dalla cartina di questa pagina ripresa dal sito, e nella sola zona di Parigi e dell’Ile de France conta una cinquantina di strutture. A fronte di soli 59 euro, la Federazione e i circoli coinvolti mettono a disposizione quattro ore di corsi collettivi (massimo otto persone) e il materiale per la pratica (bastoni e quattro secchi di palle). Realizzato con la collaborazione della PGA francese, il “Pass Go for Golf” propone un veloce programma di introduzione al gioco così suddiviso:

′ prima ora: dieci minuti di presentazione del golf, seguiti da 25 di pratica e altrettanti di putting

′ seconda ora: gioco lungo

′ terza ora: gara di putting e di approcci

′ quarta ora: i primi passi in campo, regole ed etichetta

Alla fine, per tutti quelli che avranno seguito l’intero ciclo, ci sarà anche un piccolo riconoscimento e cioè l’attestato di partecipazione, con l’imprimatur della Féderation française de golf. Come iscriversi? Nel sito, sulla grande cartina interattiva basta scegliere la struttura più comoda, ottenendo con un click tutti i contatti per perfezionare la partecipazione.

Sottolineando con piacere come la candidatura italiana del Marco Simone per la Ryder Cup 2022 abbia – forse per la prima volta nella storia del nostro golf – coinvolto accanto alla Fig e al Coni anche le autorità politiche (Governo centrale, Regione Lazio e Comune di Roma), in caso di vittoria saremo capaci di copiare i nostri cugini francesi anche sul piano della promozione del Gioco? Sapremo aprirlo a tutti quelli (e non sono pochi) che in Italia non hanno mai avuto il “coraggio” di cominciare, nonostante fossero interessati? Intanto, in momenti poco favorevoli a livello agonistico, accontentiamoci del fatto che grazie alla Ryder Cup si stia parlando di golf nel nostro Paese. Con i tempi che corrono, non è poco.

fulvio.golob@golfeturismo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA 27 aprile 2015
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